Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Una (amara) riflessione acuta e silenziosa

Una (amara) riflessione acuta e silenziosa

Questo brano è tratto dal romanzo SUL TRENO (anno 2018) di Francesca Rita Rombolà, edito dalla casa editrice GDS.

(…) Cosa avrebbe dovuto fare la donna(se fosse stata come lui, cioè se avesse avuto la sua identica natura aggressiva, impulsiva, rigida, glaciale)per vendicarsi dell’uomo per aver subito e perchè subisce da lui ogni sorta di male grande e piccolo, terribile e disumano? Per vendicarsi, ad esempio, di un Tomas de Torquemada, capo dell’Inquisizione spagnola a cavallo fra il XV e XVI secolo, che ha torturato e bruciato sul rogo forse oltre diecimila vittime, tutte donne, accusate di essere streghe solo per un sospetto il più delle volte inesistente o inventato di tutto punto? (Si tramanda, dalle biografie storiche meno ufficiali, che nutrisse un qualcosa di morbosamente inquietante e di angosciosamente sinistro nei riguardi della donna, e forse lo dimostra il fatto che godesse, silenziosamente e nascostamente, nel vederla spirare tra atroci tormenti… morire tra le fiamme dopo essere stata torturata a dovere con ogni tipo di strumento di tortura inventato all’epoca da una fantasia collettiva crudele quanto il piacere che ogni nuova invenzione, in tal senso, poteva procurare a menti malate, distorte o sottilmente geniali).

Sterminare l’intero genere maschile(il maschio, principalmente munito di fallo)forse sarebbe stato anche troppo poco.

(…) Se si arrivasse allo sterminio completo delle donne, ovunque e dapertutto, in ogni metro o centimetro del pianeta(isole, penisole, continenti, arcipelaghi, catene montuose)e rimanesse soltanto il maschio-uomo incontrastato, potente, altero, rigido ma solo, completamente solo, come si vivrebbe? Che senso avrebbe la vita? Un mondo abitato da soli maschi-uomini, già. Un pianeta dove la parola “donna-femmina” è stata abolita per sempre e la sua esistenza estinta. Sarebbe finalmente soddisfatto l’iomo? Si sentirebbe a suo agio, per la prima volta dopo la sua comparsa sulla terra? (Sono passati milioni di anni dall’apparizione del primo ominide, un pò meno di quella dell’ homo sapiens, l’uomo attuale).

Si sentirebbe allora inversamente completo: creatura speculare, dai tempi in cui Dio fece cadere il primo uomo, Adamo, in un sonno profondissimo e creò, da una costola di lui, la prima donna, Eva? Perchè si sentiva solo, molto solo, troppo solo e la vita non aveva nessun senso, nessun significato per lui.

Ed ebbe, così, una compagna, una moglie, una partner, un essere uguale(davvero?)a lui in tutto e per tutto, tranne che per l’apparato genitale e per quella piccola fessura rosea(di un rosa tenue e scuro che va al rosso)fra le gambe. Si sentirebbe appagato? Libero? Libero da cosa? Dai fantasmi di una immagine-concezione della donna errata, deviata, distorta, inventata a proprio piacimento, a proprio uso e consumo secondo le circostanze, le occasioni, l’umore, la pazienza, la perdita delle staffe e il momento? Appagato dal suo sesso solitario e dal suo agire fisiologico in solitudine?

Che cosa stava succedendo all’uomo, al maschio? Aveva perso la propria identità? Era preda sinistra di malvagie pulsazioni inconsce? Voleva un mondo senza donne, senza femmine? Tutto e soltanto per sè?

In realtà aveva paura. Una paura matta della donna libera, emancipata, piena di vita, accattivante, intrigante, indipendente, sicura e piena di sè, capace di arrivare fin dove egli non riusciva, capace di dimostrare di essere padrona della propria femminilità, della propria realizzazione, alfine della propria esistenza. Paura, ancora una volta e infine, dell’archetipo femminile, dell’universo-donna e del suo grandioso, spaventoso e affascinante mistero di secoli, di millenni e forse di migliaia e migliaia di anni.(…)

 

Femminicidio

I tuoi occhi

nei miei occhi

i suoi occhi

negli occhi di lei

prima che il colpo di pistola parta

o la lama venga estratta

prima, molto prima

che la raffica di mitra crivelli…

una frazione di secondo forse?

Molto meno, e ancora meno.

 

Non sono riuscita a piangere

o a parlare. Solo il silenzio

ha forse parlato. Ha forse pianto.

Lui non ha sparato

non ha affondato la lama

nella mia carne

sono qui a ricordare per sempre.

 

Poesia tratta dalla silloge poetica inedita LESBOS di Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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