Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Dea e donna amata, canti d’amore dell’antico Egitto

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I canti d’amore dell’antico Egitto sono un genere letterario piuttosto definito. Essi, infatti, procedono attraverso una serie di immagini che codificano situazioni e temi come parte integrante del discorso amoroso. Si delinea così, nei testi, un percorso che parte da una sorta di squilibrio iniziale fino a raggiungere, quale meta finale, il pieno appagamento dell’unione fra i sessi che trova il suo compimento nel riconoscimento della coppia da parte della società. Immagine frequente nei canti d’amore dell’antico Egitto è la fuga del cuore. Al proprio cuore si rivolge l’innamorato o l’innamorata in un dialogo che ha spesso i toni di una supplica vicina a quelle formule ben conosciute nei testi funerari, quando si esorcizza il pericolo che il cuore possa essere allontanato dal defunto o, ancora, dall’invocazione allo stesso cuore affinchè non diventi testimone di accusa nel giudizio dell’oltretomba.

 

Un esempio lo si riscontra in questi versi solenni ma lineari e quasi severi: ‘Quando tu dici al tuo cuore: / – Stalle dietro, che sia mio il suo abbraccio! – / Per Amon, sono io che sono venuta da te, / mentre la mia tunica è sulle mie spalle’. E’ molto frequente, nei canti d’amore del periodo più antico, il menzionare gli accessori femminili, i quali diventano protagonisti di vicende che insistono sul tema dell’intrappolamento, connotazione erotica attribuibile, ad esempio, al tessuto di lino fine associato, in modo esplicito, al letto e all’unione fisica fra i due amanti. Recita, a tal proposito, un canto: ‘Avvicinati, in modo che io ti possa parlare: / metti del lino fine intorno al suo corpo/ e rivesti il suo letto con lino regale. / Sta di guardia al lino bianco e agli arredi / le membra… le membra / esse sono scoperte come chi è cosparso di essenza profumata’. Diversi sono i riferimenti al mondo divino nei canti d’amore dell’antico Egitto. La figura di maggior rilievo è Hathor, la dea cosmica e universale di tradizione addirittura predinastica, legata alla gioia e ai giochi erotici fra amanti, invocata principalmente nel suo epiteto di ‘dorata’. La stessa dea può essere evocata nel sicomoro, pianta dal significato prettamente erotico, simile a quegli alberi mitici dell’orizzonte, luogo in cui all’alba si manifesta il sole. ‘Alla porta dell’amata dovrai giungere / Tu seguirai il suo amore / perchè è la dorata che te l’ha concessa’. Versi che suonano come un’invocazione quasi erotico – religiosa.

 

Un altro aspetto dei canti d’amore dell’antico Egitto, riconducibile al contesto religioso, è l’aspetto della persona amata: la potenza attiva che proviene dal suo corpo(mrwt)ne conferma il carattere divino e, per questo motivo, la donna amata viene identificata, con una certa frequenza, con Sirio, la stella il cui apparire sull’orizzonte segna l’inizio dell’anno egiziano. La trasfigurazione della persona amata comporta, oltremodo, effetti del tutto concreti nella realtà: infatti, il suo solo apparire è fonte di vita e di rigenerazione, e la sua presenza si accompagna a un aroma o profumo molto simile a quello che contraddistingue l’epifania del divino. Infine, la lingua dei canti d’amore dell’antico Egitto è un vero e proprio ‘elemento letterario’ nel quale la linguistica di antica tradizione viene usata in modo sapiente per creare, con le fluttuazioni dei singoli componimenti, un registro davvero elevato.

 

Il canto d’amore che segue, dal titolo UNA FESTA, paragona la gioia dell’unione, fra l’uomo e la donna, all’atmosfera festosa conosciuta dalle molte rappresentazioni tombali di Tebe riguardanti banchetti e feste danzanti varie. Il componimento termina, appunto, con l’unione sessuale fra i due amanti paragonata all’appagamento del dio davanti alle offerte.

 

UNA FESTA

E’ un giorno felice quando posso contemplarti.

E’ un canto grandioso il vederti, amore mio!

Possa tu entrare da me con bevande inebrianti

e cantanti e danzatrici provvisti di strumenti musicali

mentre cantano e danzano pieni di gioia e di felicità,

e il tuo ardore amoroso è al suo apice.

La tua amata loda il tuo volto

e ti rende omaggio al solo vederti:

accettalo come fosse nettare e incenso,

come l’offerta a un dio!

 

Francesca Rita Rombolà

 

14 febbraio 2015

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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