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Francesca Rita Rombolà

”Dipingere con le parole”, la diversità affascinante della poesia cinese

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Il tema dominante nella poesia cinese è la natura. La natura è lo sfondo dominante delle vicende umane o, meglio, queste ultime sono immerse costantemente nei cicli naturali che procedono su piani paralleli ma su tempi contrapposti (esempio:’il cielo è azzurro in eterno, e la terra a lungo dura fiorirà a primavera; ma a te, uomo, quanto ti è dato di vivere?’).

 

Il tema della natura diventa allora strettamente connesso con quello del tempo che è alla base del pensiero cinese e che, a sua volta, si basa sull’alternarsi dei cicli naturali. In fondo, anche la storia è vista nella medesima prospettiva. Nella letteratura cinese, infatti, non vi sono poemi epici; frammenti di poesia epica si possono trovare solo nel Libro delle Odi. Un altro tema dominante nella poesia cinese è la nostalgia.

 

A questo tema è poi strettamente associato quello del dolore per la separazione dai famigliari e dagli amici, fortemente sentito non solo da chi veniva mandato in missione nelle marche di frontiera ma anche da chi restava a casa; poichè, durante il governo delle varie dinastie imperiali i poeti erano soprattutto funzionari pubblici, civili o militari soggetti a frequenti spostamenti per questioni inerenti alle loro mansioni o costretti all’esilio a seguito di sommosse politiche.

 

Si può spiegare così la frequenza del tema della nostalgia in poesia, quasi un vero e proprio genere letterario. Molto importante è lo ci(tz’ u)un genere letterario giunto alla sua perfezione all’epoca della dinastia Song(960 – 1279)ma le cui origini risalgono ad un’epoca precedente, per l’esattezza a quella Tang. L’arte e il pensiero di quest’epoca subirono molto l’influsso delle nazioni con le quali la Cina aveva dei rapporti. In particolare, la musica cinese venne quasi ‘invasa’ da melodie straniere, provenienti soprattutto dall’Asia centrale, che venivano cantate da cantanti professioniste e cortigiane. Letteralmente il termine ci, che designa un intero genere letterario, significa ‘parole’, e scrivere uno ci significava scrivere delle parole da cantare secondo l’aria di queste canzoni.

 

I versi degli ci sono di lunghezza irregolare e, sotto questo aspetto, li si potrebbe definire ‘versi liberi’. In realtà, la maggiore libertà concessa dallo ci sta solo nella possibilità di scegliere tra centinaia di schemi prosodici diversi. Una volta fatta la scelta il poeta che scrive uno ci è meno libero che se avesse deciso di scrivere in versi regolari. In seguito, lo ci fu usato anche per esprimere pensieri elevati e filosofici, ma conservò pur sempre un certo carattere sentimentale, e rimase comunque il genere letterario preferito per la poesia d’amore.

 

Nello ci è anche presente una caratteristica peculiare della poesia cinese, cioè l’immagine poetica è spesso un’immagine visiva. In Cina, poesia, calligrafia e pittura hanno avuto sempre molte cose in comune, in parte forse per lo stesso mezzo materiale usato. Il pennello per scrivere fu inventato intorno al v secolo a. C.(prima si usava uno stilo intinto nell’inchiostro). Grazie al sistema di scrittura’ideografico’ e al pennello a peli morbidi, la calligrafia diventò ben presto un’arte. Poesie scritte su rotoli di seta da esperti calligrafi venivano appese alle pareti come quadri oppure scritte direttamente sulla tela dei dipinti, ed è spesso difficile capire se la poesia che affianca, ad esempio, un dipinto del genere ‘uccelli e fiori’ sia un commento al quadro o se il dipinto sia un’illustrazione della poesia. Del poeta Wang Wei si disse che ‘le sue poesie erano pitture e le sue pitture erano poesie’.

 

Poeti, calligrafi e pittori nella Cina del passato avevano lo stesso status sociale, frequentavano gli stessi ambienti, facevano parte della stessa Accademia(chiamata Hanlin, ‘foresta dei pennelli’). Anche quando non sono essi stessi pittori, i poeti cinesi mostrano sempre di possedere una notevole sensibilità pittorico – visiva. Nonostante l’origine melodica dello ci, l’elemento pittorico è spesso predominante in questo genere poetico. Nello ci il carattere pittorico delle immagini è frequentemente esaltato tanto che, a volte, si è indotti a parlare di una ‘pittura di parole’: Due file di salici slanciati/Un viaggio obliquo di sole/Mille macchie nere: corvi appollaiati.

 

Bisogna dire che non si sa mai se il poeta ‘dipinge a parole’ un paesaggio reale o descrive un paesaggio dipinto. E i poeti giocano su questa doppia realtà della scena vera e di quella dipinta, come nei versi: … Si levano in volo/Le oche selvatiche alla frontiera/I corvi sulle mura della città/Le pernici dorate/Sul paravento dipinto.

 

Allora possiamo davvero affermare che la poesia cinese, come ogni altra cosa di questo immenso paese dell’estremo Oriente, non fa che stupirci, meravigliarci, talvolta sorprenderci e lasciarci di stucco per la sua diversità affascinante.

Francesca Rita Rombolà

 

16 dicembre 2014

 

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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