Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

El Andalus. Un sogno o solo l’ombra di un sogno?

El Andalus. Un sogno o solo l'ombra di un sogno?

Realtà? O soltanto un sogno? Forse soltanto un sogno ma che è stato realtà. Una realtà immersa in un mondo sognante. Una patria ideale perduta. La terra del sogno e dei sognatori. Forse la terra della poesia. Forse il regno dei poeti. Sto parlando di El Andalus(la moderna Andalusia, la regione più a sud della Spagna). Il tanto decantato e meraviglioso regno arabo di Spagna di El Andalus. Regno forse davvero mitico dove le arti e le scienze raggiunsero uno splendore incomparabile, la civiltà fu di una raffinatezza unica e lo sviluppo economico, culturale, umano di una magnificenza a dir poco assoluta. Regno che, nella realtà, così come ebbe un inizio ebbe anche una fine piuttosto tragica e improvvisa ad opera della “reconquista” cristiana, la quale non fu proprio indolore e neanche proprio magnanima nei suoi riguardi, cancellando un’era felice, di progresso, di prosperità, di sviluppo, di mollezza e di felicità in tutti i campi e in tutti i sensi. Re, principi, filosofi, matematici, sapienti, poeti e scrittori; arabi, ebrei, di paesi anche lontanissimi e sconosciuti abbandonarono El Andalus, con i suoi segreti e la sua grandezza, al conquistatore e si dispersero per tutto il Mediterraneo (andarono in Sicilia, in Calabria, in Nord Africa, in Medioriente) portando con sè il ricordo di un sogno vissuto pienamente nella realtà e soprattutto la struggente nostalgia di un paradiso perduto per sempre in grado di vivere ormai (o sopravvivere) solamente nel ricordo, nitido e vago allo stesso tempo, e nelle leggende create e diffuse attraverso i secoli.

El Andalus. Un sogno o l’ombra di un sogno appena? El Andalus. La terra della felicità. El Andalus. Il regno della conoscenza, della scienza, della sapienza. El Andalus. Il regno, fugace e impossibile, della poesia. El Andalus. La dimora in terra dei poeti che con i loro versi esaltano l’amore, scandagliano la profondità degli esseri e delle cose, penetrano l’oscuro mistero dell’Universo. El Andalus. Un vissuto che mai potrà essere dimenticato e che vivrà. Vivrà nei profumi dell’aria, della terra, della pietra. Vivrà in notti di luna piena e di cieli stellati quando il gelsomino di Spagna schiude le sue gemme e i fiori danzano liberi nella notturna immensità. Vivrà nel mormorio fresco e tranquillo dell’acqua delle fontane, remote ed enigmatiche, per le vie di Granada. Vivrà nel silenzio odoroso di resine e di incensi, di balsami e di spezie dei giardini di Al Hambra vasti e ombrosi come labirinti ancestrali, dolci e sensuali come il tocco dell’uomo o della donna amati. Vivrà nel breve magico istante della notte andalusa fatta di sospiri e di gemiti amorosi. Vivrà nei versi dei poeti che sono fuori dal tempo e dallo spazio e nel tempo e nello spazio imprigionano o custodiscono l’incommensurabile come dono per i folli, gli idealisti, i senza casta, i derelitti di ogni tempo e latitudine. Vivrà nel tormento dell’anima e nella sua gioia che la poesia sa trasfigurare nel bellissimo chiarore dell’alba e nel rosso sole tondeggiante di un tramonto d’estate.

 

El Andalus… terra dei miei avi e del loro abbandono all’intensità della vita, al piacere della morte, al dolore della perdita, all’incertezza dell’errare.

El Andalus… e dopo ogni attimo di splendore nel sogno e nella realtà, ecco che si accumula la polvere dei secoli e si sedimenta piano per tutto coprire e nascondere. Ma l’oblìo non prevarrà. Non prevarrà la dimenticanza che nasce dalle sabbie mobili della Storia scritta dai vincitori e accettata dai vinti.

El Andalus… patria di tutto ciò che persi nel momento culminante del mio destino, regno ideale di cui vado ancora alla ricerca in notti nelle quali ogni elemento naturale, vibrante di endemica passione e ardore, risveglia, nel mio sangue intricato e antico, l’inconscia nostalgia di te mai sopita.

 

 

EL Andalus

 

Nulla conservo

in inconsce regioni senza mappa

se non l’oscuro tormento

della sua perdita.

 

 

Nulla ricordo

se non la bellezza, lo slancio vitale, la libertà

della sua essenza.

 

 

Nulla mi rimane

per condurre la sua ricerca ideale

se non l’ascoltare

ciò che dall’Essere mi giunge

e il cantare in versi

ogni cosa inaudita.

 

 

Solo un nome la nostalgia

mi ha donato

quale segno per riconoscere

El Andalus, il regno dei poeti.

 

 

Francesca Rita Rombolà

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Commenti
  • Gabriele Oliviero

    Questo post è più confacente ad un libro di poesie romantiche che alla verità storica.
    L’al-Andalus descritta quì è davvero un sogno e come tutti i sogni, quando ci si sveglia e si torna alla realtà, svanisce.

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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