Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Il poeta e il suo compito nel tempo e nello spazio

12082015103659_sm_13104

Chi è il poeta? Il poeta è strumento dell’epoca(esattamente come strumento della lingua). L’epoca e la sua lingua, in realtà, pensano per mezzo del poeta. Tuttavia questo pensiero stesso deve influenzare l’epoca e la sua lingua. Il poeta non trasforma il mondo e le cose del mondo, ma può influenzare la coscienza e pizzicare le corde più sensibili e profonde del cuore umano.

Il poeta è un custode della tradizione, della memoria, del ricordo. Un custode della parola. Si osservi la Storia là dove essa avviene ‘effettivamente’ e su scala escatologica. Nel suo cataclisma continuo non restano e non possono restare dottrine nè politiche, nè poetiche. Ma la Poesia rimane in ogni caso e mostra di essere essa stessa una più alta ‘impolitica politica’.

L’unica forma di poesia possibile alla fine di un’epoca, di un’era, dei tempi è quella escatologica, quella, in parole povere, che nega il mondo inumano dei giorni che si vivono in nome di un grande mutamento. La Poesia vera è una cosa rara: la sua pienezza fu dispiegata agli uomini nei tempi antichi fra divinità e muse e in quel libro grandioso e misterioso conosciuto come la Bibbia. E da quel tempo mitico in poi, la Poesia viene elargita soltanto come eccezione.

Il poeta cerca di rispondere a ciò cui l’uomo non riesce a dare risposta. Scrive quando scrivere appare insensato e inammissibile eppure inevitabile. In tempi di decadenza e di transizione, di radicale mutamento e di perdita di senso il poeta ha il diritto e la volontà di trasformare e trasfigurare tutto quello che si troverà a portata di mano: forme vecchie ed invecchiate, versi del folklore, del barocco e del romanticismo, dell’età classica e del mondo primitivo, trattati illuministi ed echi spezzati delle tragedie antiche. Il mondo poetico viene costituito, così, dai frammenti dispersi di una cultura esplosa, smembrata, degradata, da ciò che, strutturalmente, è molto simile ad una sorta di ‘bricolage’, al processo di costituzione del mito secondo Cloude Lévi-Strauss.

I versi diventano, in questo modo, precisi, concisi e abbracciano le possibilità e i limiti dell’uomo. E da essi si irradia, allora, una lieve e quasi inavvertibile disperazione, una disperazione che acquista ritmo e misura, illuminata dal senso. La misura del pensiero e della vista è l’unica forma dei versi e l’unica grazia del poeta, poichè lo scopo più importante di tali e unici versi sarà superare la disperazione e vincere l’entropia. E poco importa se sia possibile o meno  e in che misura raggiungere lo scopo.

 

Francesca Rita Rombolà

 

15 agosto 2015

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Tags

Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

Utenti online