Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Il Simbolismo, il linguaggio della follia che dischiude la ”discesa agli inferi”

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Molti si sono chiesti e molti forse si chiedono ancora che cos’è il Simbolismo. Proverò col rispondere dicendo che il Simbolismo ha a che fare con la Letteratura ma soprattutto con la Poesia. Il Simbolismo, in letteratura, copre una vasta area concettuale e designa la radice stessa delle novità poetiche rivoluzionarie del ventesimo secolo. Il Simbolismo, infatti, mise in discussione le basi stesse della poesia come, in fondo, era stata da sempre concepita da una tradizione a dir poco ultramlillenaria.

 

Sia pure nel rispetto della sua specificità, il linguaggio, in generale, la sintassi, in particolare, della poesia fino all’Ottocento coincidono con il ‘linguaggio e la sintassi diurna’, cioè propri della vita cosciente e che si fondano sul principio di causalità e della dimensione spazio – temporale normale. Il Simbolismo contesta questo presupposto di base perchè ritiene che, accanto e al di là del pensiero logico, agisce in noi un pensiero analogico al quale sono del tutto estranee le categorie di causa ed effetto, di spazio e di tempo(esattamente come avviene nel sogno). La Poesia, allora, per il Simbolismo, dovrà dare voce a questo mondo inesplorato della nostra vita interiore.

 

Alla ‘sintassi poetica diurna’ essa sostituirà una ‘sintassi poetica notturna ed onirica’; alla logica del pensiero farà subentrare la logica del sogno, nella quale i collegamenti risultano spezzati, frammentati, lo spazio perde consistenza, il passato, il presente e il futuro diventano categorie prive di senso. La prima conseguenza di questa svolta radicale, che sta a monte della poesia contemporanea, consiste nel fatto che il poeta sente il bisogno di ‘mettere tutto in questione’ come dice Mario Luzi, di liquidare in fretta il passato sperimentando nuovi linguaggi e nuove tecniche. Assonanze, allitterazioni, impasti sonori, sviluppi contrappuntistici della melodia verbale, colorazione e varietà delle vocali costituiscono i nuovi elementi vitali del linguaggio del poeta, mentre il dissolvimento dell’ordine sintattico nella struttura del periodo e la sua sottomissione alla libera creatività degli svolgimenti ritmici e dei rapporti armonici investe perfino l’interpunzione fino all’adozione della ‘écriture automatique(la scrittura automatica, lo scrivere prima di pensare, riversando sulla pagina bianca i contenuti psichici a caso)e del ‘langage en folie'(il linguaggio dell’inconscio). Spogliata di tutto ciò che non è pura immagine visiva, uditiva, sensoria – filtrata attraverso le sottili operazioni di una vera e propria ‘alchimia della parola’, potenziata con tutte le ‘lievitanti’ forze della musica, avvolta in un alone di mistero – la parola sembra diventare l’incarnazione, armoniosa e totale, della realtà più profonda dell’anima.

 

Non è più semplicemente un mezzo di cui gli uomini si servono per comunicare tra loro; è un ‘assoluto’, il solo ‘assoluto’ che all’uomo è dato di raggiungere. Questa svolta, in Poesia, porta ad una conseguenza immediata che riguarda soprattutto il lettore. Infatti, mentre la poesia tradizionale ‘si capisce’ perchè rispetta regole e convenzioni generalmente accettate, quella simbolista, invece, risulta una poesia ‘di difficile comprensione’ e, molto spesso, impegna lo sforzo del lettore perchè lo sguardo possa abituarsi alla sua ‘oscurità’. I padri del Simbolismo eurpoeo sono Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e Mallarmè. In Italia, timidi elementi di Simbolismo si riscontrano in Pascoli e in D’Annunzio. In seguito, si può distinguere:

1) Un Simbolismo basato sull’uso analogico della parola(la poetica della parola),che fa capo ad Ungaretti e che viene sviluppato dai poeti che rientrano nella ‘categoria’ dell’Ermetismo;

2) un Simbolismo basato sull’uso analogico delle cose reali(la poetica degli oggetti), che, partendo da alcuni spunti pascoliani, passa attraverso i Crepuscolari e giunge a Montale.

 

La diffusione del Simbolismo in Europa fu rapidissima. Apposite riviste vennero fondate un pò dapertutto. Nel 1892 i ‘fogli per l’Arte’ di Stefan George in Germania; nel 1893 la ‘Torre’ di Joergesen e di Stuckenberg in Danimarca; nel 1894 il ‘Libro Giallo’ di Beardsley e Beerbohm in Inghilterra; nel 1895 il ‘Convito’ di De Bosis, in Italia. Senza il Simbolismo forse la Poesia sarebbe rimasta entro schemi chiusi e rigidi ormai obsoleti nel mondo cavalcante l’onda incessante del progresso tecnologico. Se oggi, soprattutto tra i giovani, si parla di poesia; se i giovani amano ancora leggere la Poesia e comporre, talvolta, raccolte poetiche o dei semplici versi lo si deve a un movimento rivoluzionario e di rinnovamento, in Poesia, quale è stato… e, in fondo in fondo, continua ad essere il Simbolismo.

 

Francesca Rita Rombolà

 
9 gennaio 2015

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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