Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Il tramonto dell’ Occidente e la Poesia

Il tramonto dell' Occidente e la Poesia

Oggi l’intero globo terrestre guarda all’Occidente come ad un modello da imitare in quasi tutti i campi della conoscenza e soprattutto nello stile di vita. Così l’ Occidente, specie nell’ultimo scorcio del ventesimo secolo, sembra essere diventato quasi una metafora dei tempi e del tempo, dell’essere e del divenire, del passato e del futuro. Per gli antichi, l’ Occidente indicava la “terra della sera” e, in senso figurato, la direzione del tramonto del sole, cioè l’ultima frontiera oltre la quale calava la notte, con le sue ombre e la sua oscurità; in una parola, oltre la quale si apriva l’ignoto. Per i moderni, l’ Occidente è il compimento del senso della cultura occidentale che però avverte, sente dentro di sè come un qualcosa che la consuma erodendola fino a portarla ad una fine imminente. Più che mai allora, nel momento odierno, l’ Occidente rappresenta, forse lo è anche diventato, l’ultima frontiera verso la quale dirigersi in un mondo sempre più complesso e sempre più privato di valori orientativi. Il tratto costitutivo della cultura occidentale è sempre stato lo sfondo umanistico, cioè l’uomo, l’essere umano nella sua interezza che da un senso ultimo alla propria esistenza guardando il cielo che lo sovrasta e l’orizzonte davanti a sè nel corso del proprio cammino.

Ma esso ha forse smarrito la propria peculiarità? Sembrerebbe di sì.

E sembra anche che sia addirittura questo quel qualcosa che consuma ed erode la cultura occidentale. E dunque, a questo punto, sembra anche lecito domandarsi: è ancora possibile avviare un cammino, per l’ Occidente e per l’intero mondo “occidentalizzato”, che porti che conduca che orienti verso l’ultima frontiera come verso un mondo o un universo di valori che possano porre l’uomo e la “sua” umanità edenica al centro della vita? Impossibile rispondere.

Se l’ Occidente deve compiere il proprio ciclo di esistenza, simile ad ogni cosa nell’ Universo, come il suo nome suggerisce, raggiungerà la “terra della sera” e vivrà il tramonto del sole che porta, inesorabilmente, dentro l’oscurità della notte, il buio totale, le tenebre infittite dalla nebbia delle latitudini polari.

Nella lunga notte dell’essere, l’oblìo avvolge tutto l’esistente… eppure una luce minuscola e lontana che si muove a fatica di tra le nebbie sembra indicare una direzione a tutto ciò che smarrito procede a tentoni. E’ l’ Arte, che mai sembra essere morta del tutto al passaggio travolgente delle distruzioni e della desolazione che accompagnano il travaglio finale della vecchia età e la nascita di una nuova epoca. E’ la fede, nel soprannaturale, nel sacro, in Dio per chi è riuscito a mantenerla in mezzo alle avversità e alle tribolazioni; per chi l’ha sempre avuta incrollabile o tenue come un filo di seta in un tunnel di lame affilate. La Poesia, in special modo, in tale contesto non può che mantenere vivo il legame tra l’essere umano e ciò che lo circonda, vicino o lontano; non può che custodire l’intimità profonda tra l’essere e la parola che fanno dell’uomo l’interlocutore privilegiato con mondi e dimensioni altre.

Ma perfino alla notte più lunga, più tenebrosa e più oscura segue l’alba… dunque la speranza che urge all’umanità odierna è l’indicazione di un mondo possibile che sia creazione esclusiva di un pensiero il quale porti al linguaggio nel suo dire semplice e originario. Se sarà davvero così, allora l’ Occidente non può che “attendere” il passaggio dell’ultima frontiera.

                                                                                                            

      OCCIDENTE

Tramonta l’ Occidente

come il sole tramonta

a occidente

il detto e il non-detto insieme

riportano la parola

e il suo ascolto

sul luminoso e oscuro sentiero

ed è il solo passo per l’ Eternità.

Ti ho cercato

senza mai trovarti

ho cercato

e non ho mai trovato.

Ti ho trovato

senza mai cercarti.

Ho trovato

quel che non cercai

e non cercherò mai

altrove o qui.

 

Brano e poesia tratti dalla silloge poetica “la Frontiera Invisibile” di Francesca Rita Rombolà

Anno di pubblicazione 2011

 

Francesca Rita Rombolà

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Commenti
  • Marinella Locantore

    HO LA PELLE D’OCA… LA LUNA COME UNA PALLA LUCENTE AI NOSTRI PIED
    I.. CHE PAROLE RICCHE DI POESIA E AMORE..GRAZIE A TUTTE E DUE… <3

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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