Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

La luna e i poeti

La luna e i poeti

La luna. Sempre splendida e meravigliosa nel cielo notturno dei tempi. La luna. L’unico satellite del pianeta terra. Che intorno al pianeta terra gira e compie il suo ciclo. La luna, che brilla per la luce riflessa del sole, talvolta pallida, talvolta argentea, talaltra bianca, trasparente e spettrale.

Corpo celeste sferico forse desertico e desolato. Forse senza vita. La luna, amica e(perchè no?)”braccio destro” dei poeti. La luna e i poeti. Connubio antico e solido. Sodalizio totale e infinito. Non vi è poeta che non abbia contemplato la luna in notti dell’anima placide e serene e che non si sia rivolto alla luna in altrettante notti dell’anima tempestose e terribili, in un cielo dalla vastità schiacciante e inaudita, al di sopra di paesaggi irreali o surreali, collinari o montani, lacustri o campestri, marittimi e insulari. Alla luna il poeta racconta da sempre le sue pene e i suoi dolori, le sue speranze e le sue gioie. Alla luna da sempre il poeta parla intrattenendo un dialogo muto o percettibile appena, silenzioso o esuberante; e la luna lo ascolta parlandogli a sua volta(non è dato, credo, a chi la Poesia non ama e non comprende almeno un pò capire qualcosa di questo dialogo, che si svolge nel linguaggio assoluto della poesia).

Capolavori di sublime e indiscusso lirismo come, ad esempio, “Canto di un pastore errante dell’Asia” o “Il tramonto della luna” di Giacomo Leopardi o anche “O falce di luna calante” di Gabriele D’Annunzio, oppure i “Notturni” di Friederich Chopin, la cui musica ha pochi eguali nel suo campo per profondità, altezza e poeticità, non sarebbero mai stati creati se i loro rispettivi autori non avessero avuto un rapporto “singolare e speciale” con la luna nelle loro notti più difficili o più straordinarie.

Perchè? Ci si domanda anche da sempre. Cosa ha mai la luna in sè o reca con sè?

Forse niente. Davvero niente e praticamente niente. Ma la luna è succo vitale e linfa della poesia. E’ fucina invisibile ed eterea che ne alimenta il sacro fuoco. E’, in un certo qual senso, madrina del poetare. Oscuro varco dove il linguaggio poetico giunge per il superamento dell’io e l’inoltrarsi nei regni sconosciuti dell’inconscio come iniziazione ad esistere e soprattutto a morire. E allora la faccia nascosta della luna potrà vincere ogni resistenza, umana o sovrumana, e mostrarsi. Mostrarsi nei versi poetici che scaturiscono fluidi, lineari, irrorati di luce abbagliante o crepuscolare, brevi o lunghi ma comunque in essere come creature che “sentono” e “palpitano” sul foglio di carta bianco. Ci sono stati anche poeti che hanno urlato, a se stessi e al mondo, “uccidiamo il chiaro di luna”, primo fra tutti Filippo Tommaso Marinetti il maggior esponente del Movimento Futurista italiano. Ma, forse, è impossibile “uccidere il chiaro di luna” per un poeta o per un amante della poesia anche se, a volte, lo si desidera tanto(all’inconscio non si comanda, come non si comanda alla luna là, alta o bassa nel cielo, compagna sicura e senza tempo delle notti dell’uomo). Ad ogni modo, l’affabulazione tra il poeta e la luna sembra continuare… e continuerà anche in futuro fino a quando la Poesia non morirà. Definitivamente.

 

Affabulazione intorno alla luna

Come voce arcana

nell’inudibilità del proprio mistero

la luna parla a noi nel profondo.

Divinità o corpo celeste

realtà visiva o chimera immaginale

popola le notti

con le sue fasi alterne

e sempre uguali.

 

Tu, luna, custode di segreti

e di segreti pianti

ispiratrice di canti e carmi immortali

porta che si apre sull’Oltretomba

presiedi al nascere dell’Evento

primo e ultimo

perchè senza di te

non sarebbe possibile

forma di vita alcuna sulla terra.

 

Tu, luna, maschio e femmina

androgino perfetto

nella sua complessità irragiungibile

non porti alla terra

che la leggenda e l’affabulare dell’umanità

presso le civiltà scomparse,

ancora e sempre, sempre e ancora

e il futuro dei sogni e delle utopie

racchiuso nel quieto oblìo

dell’incerto momento presente.

 

Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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