Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

La poesia del vento

La poesia del vento

Il vento. Invisibile eppure presente. Elemento fondamentale per il pianeta terra. Forza ed essenza della natura cariche di mistero e di fascino. Il vento è alito. E’ soffio. Il vento è mito. E’ leggenda. Il vento personificazione della divinità e voce interiore del divino. Il vento viene e va. Ma non si sa da dove viene nè dove va. Il vento livella, modella, sposta, costruisce e sconvolge. Il vento ha una voce eppure non parla. Il vento parla, bisbigila, sussurra, urla eppure la sua voce non è mai umana o è troppo umana. Il vento è poesia. E’ l’amico, o forse meglio, è l’alleato più sicuro, più affidabile, più sincero, più vero, più fedele e tenace della poesia. Il vento è poesia. E’ poesia sublime e profonda. E’ poesia libera, che corre, che vola, che balza, che fugge per allontanarsi o per avvicinarsi. Per essere. Essere vicina o lontana. E’ vortice e bufera. E’ onda del mare e dell’oceano. E’ increspatura dell’acqua in un quieto giorno d’estate. La poesia del vento è vita pura che non ha bisogno dell’uomo per esistere e alla cui percezione umana si annuncia quasi sempre coinvolgendo ogni muscolo del corpo, ogni senso ricettivo, ogni impulso nervoso e ogni capacità extrasensoriale latente.

Tutto questo il poeta lo sa. Lo sa da un tempo infinito. Ecco perchè il suo ascolto fisico e insieme immaginifico del vento è sempre sfociato in componimenti poetici nei quali il vento è protagonista indiscusso ed energia che tutto trasforma e tutto permea senza tuttavia mutare o annientare alle radici, perchè è vita e morte e passa oltre i riflessi illusori dello spazio-tempo.

Ma il vento è soprattutto sogno. Il sogno del bambino e dell’uomo adulto. Il sogno della fanciulla e della donna… i suoi fluidi passi sognanti ancora ignari della vita e dei suoi pericoli, del male e della sua potenza e brutalità… il suo sonno, immerso nella vastità della notte puntellata da tremule stelle lontane o oscura e surreale avvolta da speranze e desideri flebili come ombre insicure, nelle braccia possenti del vento il cui tocco sensuale e lieve scioglie la pelle tutta e fa palpitare d’amore il cuore come se egli fosse lo sposo ideale in una ancestrale prima notte di nozze senza fine.

 

La sposa del vento

 

Dispersi nel turbine della tenebra

perduti in un vortice irreale

di sensazioni profonde.

Ma il mio volto inquieto infine

riposa sul suo petto

 

Egli veglia fissando il mio velo bianco.

 

Poesia tratta dalla silloge poetica “Alba, sul ponte sospeso” (1994) di Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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