Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

La Poesia e il suo proprio luogo

ade

“Aghi di ghiaccio mi pulsano dentro il petto. Il mio respiro è freddo. La mia vita sta fuggendo verso il freddo assoluto dell’ abisso. La luce… la luce oltre la soglia del Mistero”. Le ultime parole di John Keats (1785 – 1821), poeta romantico inglese morto di tisi in giovanissima età. Così la vita fugge via, fiore in boccio reciso, verso l’ignoto, verso una dimensione che prelude al freddo di mondi impossibili e sconosciuti, verso un’ oltretomba che il potere di immaginazione umano definisce, da sempre, come oscura e fredda al di là di ogni comprensione. E negli ultimi istanti si consuma la visione creata da un’ esistenza nutrita dai versi che hanno tracciato il cammino, dal soffio poetico che ha animato gli esseri e le cose. Dove il poetare si arresta e l’occhio si immerge nel fondo metafisico della “seconda vista”? Fin dove i sensi del poeta giungono al confine terribile vegliato dalla Poesia? E’ una landa, una terra, una distesa, un mondo, un pianeta la Poesia? E i suoi abitanti sono angeli o demoni? Uomini particolari o esseri divini? La Poesia è un dono. Un dono che viene, proviene, giunge da lontano per creare prossimità, contatto, vicinanza. E’ un non-luogo forse, proprio perchè è il luogo per eccellenza. La ricerca dell’errante. L’orizzonte che si apre, sempre e comunque, davanti. L’inquietudine infinita che non ha meta. L’infinito sognato, creduto, auspicato, percepito che nessuna siepe potrà mai offuscare o cancellare.

 

Una pioggia sottile di aghi di ghiaccio, silenziosissima metafora del poetare misterico, cade sul pianeta Plutone, l’ultimo del sistema solare. Il più piccolo. Il più distante dal sole. Il più freddo. Il più oscuro. Regno dei morti. Dimora della morte. Dominio di un dio, Plutone o Ade, che non conosce la luce e il calore, ma sa che la tenebra più profonda e l’inverosimile freddo sono luce preternaturale che crea, luce primordiale che disgrega e distrugge. Una distesa di ghiaccio a forma di cuore, su un pianeta lontanissimo e freddissimo, perchè il cuore può avere freddo ed essere freddo e continuare a battere nel rosso caldo e palpitante che lo contraddistingue. Allora ho appena varcato la soglia. La soglia. Nei versi elargiti al mondo da un poeta morente. Negli istanti supremi della giovinezza consegnata all’inaudito. Saprò avanzare oltre il mio poetare e inoltrarmi nel luogo proprio della Poesia, che fu mio e che sarà mio, per sempre? Riuscirò a procedere nel profondissimo silenzio dove luce e oscurità si uniscono per mai più separarsi?

 

Il gesto

Posso soltanto tergere il sudore

sulla tua fronte gelata

nell’istante culminante dell’ agone,

forse basta

poichè il gesto rivela

l’ancestrale dolore

della nostra umanità ferita.

 

 

Chiudi gli occhi

in quest’attimo supremo

ultimo gesto che ti rimane

e vai, inoltrati

nelle ignote lande

del non-luogo.

 

Francesca Rita Rombolà

 

3 settembre 2015

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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