Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

La Poesia e il mondo primordiale della Grande Madre

Venere di Willndorf

Un tempo. Remotissimo. In cui la società era essenzialmente matriarcale, cioè una forma di esclusività del tutto femminile dove il potere di generare della donna era al primo posto in ogni funzione primaria e secondaria. Questo tempo non è storico, quindi poco documentabile. Appartiene ad epoche nelle quali la civiltà è ancora lontana e con essa le arti, la scienza e la scrittura. Un tempo, dunque, prima della Storia perciò preistorico del quale si sa poco o nulla, almeno dal punto di vista del dimostrabile e del consueto. Ma non per quanto riguarda il suo legame con la Poesia. La Poesia fu, al tempo in cui domina incontrastata la Grande Madre primordiale, suono, parola, ritmo; suono del Principio, parola che conduce al Divino e nel Divino abita; ritmo assoluto e incessante dell’Universo.

Penso spesso(e, devo dire, sempre con una nostalgia struggente)a questa età matriarcale in cui la danza, la parola, il ritmo erano la vita e la morte. Erano ogni cosa. Ed erano tutto.

Sì… un’età delle Madri in cui non vi era potere sul mondo, ma forse potenza soltanto. Non coercizione dell’essere e delle cose ma solo incanto, stupore, meraviglia, sentimento ed emozione spontanei nati da una inconscia visione poetica del visibile e dell’invisibile. Poesia e mondo primordiale della Grande Madre, realtà oscura dalla potenza inaudita. Poesia concepita, sentita, vissuta quale essenza propria ed esclusiva dell’uomo, sola prospettiva reale e ideale che lo conduce e lo ri-conduce alla sua vera dimora abitativa. Poesia libera, sciolta, esperita sia nella lontananza che nella prossimità delle cose, al di fuori e al di là di qualsiasi credo o colore politico, condizionamento sociale, mentale o psicologico.

Come si può immaginare(o provare a farlo)quel tempo e quel mondo lontanissimi? Difficile oggi. Gli stessi poeti, credo, abbiano difficoltà a farlo. Potrebbe sembrare addirittura un qualcosa di assurdo. Di mai esistito. Eppure qualche reminescenza la si riscontra nel Faust di Goethe, nell’Eneide di Virgilio, nell’Odissea di Omero, nelle tragedie di Sofocle, nelle opere di Shakespeare. In quella”discesa” nel regno della Grande Madre che il protagonista deve compiere per forza se vuole salvarsi esso stesso e salvare l’umanità. La Grande Madre: terribile eppure dolce, foriera di un mondo e di un’era dove la Poesia plasma gli esseri, le cose, la vita, la morte, ciò che si conosce e ciò che è sconosciuto. Un tempo. Remotissimo. Del quale, forse, i poeti, per primi, e gli uomini hanno sempre avuto e hanno nostalgia… una struggente nostalgia.

 

 

Il tempo della Grande Madre

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Un tempo, sì

remotissimi sogni

remotissimo percepire

visioni oltre l’umano

e il divino esperire del Cosmo.

Madre, dispensatrice di vita e morte

Madre, protezione calore

amore gratuito per tutto

e verso tutti

suono, parola, ritmo

la notte e la luna piena

nel cielo misterioso e vasto.

Mai sarà colmata

l’attesa di questo tempo felice

nella ancor più remota tortuosità

del divenire.

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Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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