Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

La Poesia Nabati, un fiore nel deserto

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Poesia del deserto. Poesia Nabati, o popolare. Poesia dal fascino esotico e indiscutibile. Poesia che viene da lontano, dal paese delle ‘Mille e una notte’, cioè dalla penisola arabica.

 

La poesia Nabati o del deserto colpisce il lettore per il contenuto nostalgico e sentimentale che la pervade. Dopo un periodo di oblio, riceve nuovo impulso dal poeta siro – libanese Khayru – d – Kin – az – Zarakli che, nel volume dal titolo ‘Ma ra itu wa ma sami tu'(Ciò che ho visto e sentito),riporta alcuni esempi di poesia denominata ‘al – Humayni’ e spiega il significato di molti versi. Az – Zarakli divide la poesia beduina in due gruppi: ‘al – Qarid’, metricamente e linguisticamente corretto, e ‘al Humayni’. Il poeta ha compreso l’importanza della poesia beduina, anche se povera dal punto di vista grammaticale, ed afferma: << Il beduino tutt’ora nella poesia evoca le tracce antiche, descrive le nuvole e le montagne, esprime la sua nostalgia per l’amore, piange la separazione, compone elegie per la morte di una personalità o per esaltare un personaggio. Nella sua poesia si riconosce, perciò, lo spirito del poeta beduino che si dirige verso Ukaz oltre quattordici secoli fa >>.

 

Con questo scritto az – Zarakli ha destato interesse verso questo tipo di letteratura beduina o popolare, verso la poesia del deserto. Anche se all’inizio nessuno attribuiva importanza a tale genere poetico, negli anni cinquanta del secolo scorso alcuni scrittori arabi cominciano a studiare tale poesia beduina; studi che si concretizzano nel 1958 con la pubblicazione di ‘al – Adab as Sa bi fi gazirat al – Arab'(Letteratura popolare nella penisola arabica di Abdullah Ibn Khamis). Poichè, in passato, le scuole erano poche e rare nel Nagd, in Higaz, in Ahsa, in Asir e nelle altre regioni della penisola arabica, prevaleva l’analfabetismo; l’insegnamento era affidato ai Katatib e alle poche scuole che insegnavano soltanto scienze religiose, lingua araba e aritmetica. Le più importanti di queste scuole erano: ‘al – Fallah’ alla Mecca; la scuola di Sha ri ‘ a a Medina e ‘al Fallah’ a Gedda. Per questa ragione era molto diffusa la poesia Nabati o popolare, come viene definita nella penisola arabica, poesia molto in voga ancora oggi. Il poeta kuwaitiano Khalid al – Farg dice, a proposito: << La più antica poesia Nabati giunta fino a noi, al di fuori di quella che riguarda Bani Hilal, risale a l X – XI secolo dell’egira(XV – XVI secolo) >>.

 

Lo stile della poesia Nabati è simile a quello della poesia araba classica. Essa, infatti, inizia con an – Nasib e comprende l’elogio o la scusa e il fervore per passare, poi, allo scopo per cui è stata composta la poesia. Questo tipo di poesia ha la sua metrica e la rima ma, spesso, per rispettare la rima, la poesia perde di efficacia. Molti intellettuali arabi di oggi hanno difficoltà a recitarla, tuttavia essa è molto amata e diffusa, soprattutto nel deserto e nella campagna, anche fuori dalla penisola arabica. Chi legge questo genere di poesia rimane sorpreso per la ricchezza delle spressioni e la bellezza delle descrizioni, per la saggezza del contenuto e per il senso stesso che è molto simile alla poesia araba preislamica. Non è strana , dunque, questa somiglianza in quanto essa è nata nello stesso ambiente in cui è sorta la poesia araba antica. Se si paragona una poesia letteraria, ‘colta’, composta nel settimo secolo da Maysun Bint Magdal al – Kalbi, moglie del primo califfo Ommaiyyade Mu ‘ awiah Ibu – an Sufian, e la poesia della poetessa beduina Salsa an – Naqmiyyah(XIX secolo)si nota che lo stile è simile, benchè le separino dodici secoli. La prima esprime la sua nostalgia per il deserto: ‘Una tenda sbattuta dal vento / è più piacevole per me / di un palazzo grandioso’. La seconda sembra sospirare con un’esclamazione intensa: ‘Il cuore si sente soffocato / dalla casa di pietra che lo rinchiude’. Nonostante la prima poetessa avesse scritto in lingua letteraria e la seconda in lingua parlata, il senso e lo stile sono uguali: entrambe soffrono per la mancanza di libertà che il deserto , invece, sa dare. La poesia del deserto o Nabati è paragonabile a ‘un fiore nel deserto'(e la metafora non è azzardata)poichè erompe, come un fiore spontaneo, dal petto di uomini e donne non colti, non letterati ma ricchi, dentro, di quella bellezza che nessuno può rubare o infangare perchè patrimonio naturale del cuore umano semplice e nudo che gioisce o piange, si adegua o si ribella, per istinto, senza ‘addomesticamento culturale’ che inibisce la grandiosità tellurica e selvaggia dell’uomo, il quale vuole solo esprimere, con immediatezza, tutta la propria interiorità.

 

Francesca Rita Rombolà

 

21 gennaio 2015

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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