Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

La Poesia oscura parola enigmatica

La Poesia oscura parola enigmatica

Trema la terra. Trema la vita. Trema il silenzio. Pochi minuti talvolta. Attimi lunghissimi che sconvolgono, distruggono, annientano… E poi macerie su macerie, grida di aiuto, richieste di soccorso, lotta impari contro il tempo per salvare chi forse non crede ormai più di essere salvato, con nel cuore e nell’anima la speranza, sempre la speranza dura, tenace, incredibilmente forte.

E’ terribile vivere un terremoto o sopravvivere a un terremoto. Si ha forse come la sensazione di aver attravesato l’ Aldilà e di essere riusciti, in qualche maniera, a ritornare indietro oppure ad emergere su una specie di terra senza nome, di terra di nessuno, landa abbandonata dal sole e dalle stelle, dall’ azzurro del cielo e dal confine dei sogni, dove tutto appare sfocato e privo di colore, inesistente o irreale purtuttavia concretamente tangibile.

La Poesia, veste dell’umano, il Canto, voce dell’ uomo che abita il mondo, è ancora possibile di fronte all’ immmane catastrofe di un terremoto? E’ ancora lecita dinnanzi alla potenza distruttiva che trasforma coste, spiagge, litorali, montagne e colline, vallate e pianure e riduce in polvere villaggi, città, metropoli e nazioni?

Il Canto è la prima e l’ ultima risorsa dell’ uomo. Il Canto giunge dove mano non arriva, dove il dolore più cupo si arresta, dove il gemito più straziante non viene udito o non può essere udito. E annuncia. Svela e rivela. Crea il ricordo. Custodisce la memoria. Allevia la sofferenza delle piaghe inconsce incurabili. Si manifesta con la misteriosa lievità della guarigione impossibile.

La Poesia non ricostruisce una casa, un palazzo, un edificio imponente o importante, non restituisce il figlio perduto alla madre, la moglie amata al marito, il fratello o la sorella dispersi ma apre l’ essere alla comprensione della propria esistenza sulla terra che ha in sè vita e morte, dolore e gioia, il senso del divino e l’ esplicarsi totale e profondo delle cose; perciò la Poesia è quella oscura parola enigmatica che si ode anche e perfino nei segreti più reconditi e inviolati della natura.

 

Terremoto

 

La terra ha vomitato.

Plasmai il sudore,

si raccolse pietra morta dove più

l’ argento vivo non brillò

sull’ innocenza del bambino.

La terra tremò alla sfida colta da Lucifero,

e gli uragani si unirono ai duellanti.

 

Una raggiera di giorni, il mattino.

Un pesco fiorito, il tumulo innalzato.

La croce coi tarli al viottolo di campagna,

lo strazio delle croci.

 

Poesia tratta dalla silloge poetica TIRINTO (anno 1990) di Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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