Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

L’Arte e lo Zero Assoluto

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Se la temperatura più alta per bruciare i libri, che contengono sapere e cultura, è 451 gradi Fahrenheit come rende edotti al riguardo Ray Bradbury nel suo romanzo FAHREHEIT 451, ipoteticamente e fantascientificamente, quella più bassa per congelarli o per annientare ogni germe di vita è – 273 gradi Kelvin, la temperatura più bassa nell’intero Universo, ossia lo Zero assoluto. Il caldo brucia e uccide; il freddo, all’opposto, rende inerte la materia e uccide. In questo primo scorcio di ventunesimo secolo è forse ancora viva l’Arte? Sì, l’Arte: la Poesia, in primis, con il suo carico di sentimento, di passione, di sensibilità, di immaginazione, di fantasia, di sogno e di illusione? Forse sì, ma è come mutilata, moribonda, umiliata, esiliata e senza più molta prospettiva di vita. Sembra forse andare, con andatura lenta ma costante, verso lo Zero Assoluto.

Possiamo ancora salvarla? Forse sì, perchè anche il freddo terribile, il mare ghiacciato dell’indifferenza e dell’ignoranza può conservare senza uccidere, può obliare senza annientare. A tale proposito, mi vengono in mente alcuni aneddoti che riguardano lo strano e incredibile rapporto tra l’Arte e il freddo, e cioè che, in passato, i grandi capolavori della musica, della poesia, della pittura ecc. ecc. sono stati concepiti e realizzati nel freddo. Shakespeare scriveva avvolto in spessi indumenti di lana in una gelida soffitta di Londra. Modigliani realizzò le sue creazioni artistiche migliori in una fredda mansarda di Parigi. Vivaldi e Beethoven composero la loro musica nel gelo di case silenziose e solitarie. Mozart, avvolto in pesanti coperte, nella sua casa di Vienna, fredda come una ghiacciaia, creò opere immortali quali il Requiem e Il Flauto Magico. Johann Sebastian Bach ha sempre raccontato dell’effetto creativo e dell’ispirazione che avevano su di lui i rigori del lungo e rigido inverno di Lubecca.

E il barone Friedrich von Hardenberg, meglio conosciuto come Novalis, uno dei poeti precursori del Romanticismo, si aggirava nelle gelide stanze della sua casa di studente a Lipsia e a Wittemberg scrivendo le sue opere più belle. Un freddo che dona creatività, un gelo che apporta ispirazione certo, ma l’Arte non dovrebbe mai andare verso lo Zero Assoluto; l’uomo, l’umanità non dovrebbero mai permetterlo perchè è come uccidere se stessi mentre l’Arte, in tutte le sue forme e le sue espressioni, è vita: è la Vita. Voglio ricordarlo, almeno ricordarlo; a me stessa innanzitutto; a chi ancora, pochi o molti, ama leggere i libri, l’Arte, la cultura, in una parola, la conoscenza, antica di millenni, che continuamente si rinnova e sempre rinasce dalle proprie ceneri come il mitico uccello la Fenice, più arricchita, più profonda e più vasta.

 

Francesca Rita Rombolà

10 novembre 2014

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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