Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

L’importanza dei “poeti maledetti”

L'importanza dei "poeti maledetti"

Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud entrambi francesi, entrambi poeti, entrambi vissuti nel diciannovesimo secolo. Cosa hanno avuto e cosa continuano ad avere di speciale o di particolare questi due poeti? E che cosa li accomuna? Essi sono stati definiti “poeti maledetti”(la definizione addicendosi forse più ad Arthur Rimbaud che a Charles Baudelaire). Charles Baudelaire si è guadagnato il titolo di “poeta maledetto” principalmente per una raccolta di poesie(che tanta fama avrebbe avuto nel tempo)dal titolo “I fiori del male”.

Arthur Rimbaud forse per due raccolte di poesie dal titolo “Le Illuminazioni” e “Una stagione all’Inferno” e per una vita piuttosto avventurosa ed una fama di “eterno fanciullo ribelle”. Il loro secolo(il 1800)li rigetta, li perseguita ma, allo stesso tempo, li esalta e li ammira inconsciamente; li denuncia pubblicamente e pubblicamente è scandalizzato dal loro stile di vita, dal loro modo di scrivere e di poetare, dai loro scritti e da ciò che essi contengono, dal messaggio che veicolano, però, nel medesimo tempo, ne è come affascinato, attratto, quasi ipnotizzato. E’ certo che i due “poeti maledetti” portano con sè la carica(presunta o tale), l’energia, la vitalità nuova e sferzante di un qualcosa che viene definito “il Male” perchè non lo si conosce, ha una connotazione misteriosa e perciò fa paura, spaventa alquanto una società dove un pensiero e una mentalità facenti capo ad una borghesia ormai consolidata e avviatasi sulla strada di una ricchezza in costante aumento, che finirà per dominare il mondo, non riescie e non può essere tollerante nei riguardi di una poesia rivoluzionaria che scava negli abissi dell’anima fino a “bussare” alle porte dell’Inferno e ad entrare al suo interno con facilità. La maledizione che incombe su questi due poeti destinati alla gloria dei posteri soprattutto è, in realtà, la descrizione precisa della loro arte, il senso ludico quasi assoluto della loro poetica.

La rivoluzione industriale ha, da una parte, migliorato la qualità della vita e del lavoro ma ha, dall’altra, quasi precipitato la vita di ciascun essere umano in un inferno di ingiustizie, miserie e atrocità di ogni genere. E’ soltanto l’inizio. La poesia di Charles Baudilaire e di Arthur Rimbaud si pone allora quale profezia in un mondo in continua trasformazione che subisce o rimane impotente di fronte al Male, giungendo fino alle estreme conseguenze nei due secoli successivi.

I fiori del male sbocciano ovunque: nelle città, nelle campagne, nei cieli e sulla terra; continueranno a farlo ininterottamente fino ai nostri giorni. La percezione dei sensi, dell’anima, dello spirito si apre, si dilata, si trasforma, si getta entro dimensioni nuove che possono essere illuminazioni infinite di luce accecante o bagliori sinistri di torbide stagioni infernali. Sono maledetti i poeti, ma sono maledette anche la vita e la morte, il presente e il futuro. Si apre una nuova era. E’, ancora una volta, l’Arte ad averla prevista e iniziata e, dell’Arte, la Poesia ad averla presentata agli uomini su un vassoio non proprio d’argento ma forse trasparente e insieme opaco per potersi specchiare e, insieme, nascondersi.. I musicisti rock del ventesimo secolo(quelli più autentici e creativi)ameranno definirsi “maledetti” al pari di un Arthur Rimbaud o di un Charles Baudelaire e, della poesia di un Charles Baudelaire o di un Arthur Rimbaud prenderanno lo spunto per la loro musica o la loro vita. Il Male annienta e distrugge se non è compreso dentro una visione artistico-trascendentale suprema e come “il Male” per antonomasia lo si intenderà sempre.

Quale l’importanza dei “poeti maledetti” per la Poesia, per la vita, per l’umanità? Forse, dopotutto la constatazione senza tempo che, in fondo, ci si può servire del Male per raggiungere il Bene: strana verità storica con molti esempi in ogni epoca. Può apparire la sfida lanciata da un enigma in un mondo che non lo concepisce più… Eppure, in ogni caso, l’enigma rimane.

 

Francesca Rita Rombolà

 

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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