Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Poesia ad Isthar, dea dell’amore e della guerra

Poesia ad Isthar, dea dell'amore e della guerra

Isthar, dea dell’amore e della guerra presso i popoli della Mesopotamia. Isthar, bellissima e capricciosa, potente e vendicativa, capace di amare e di odiare insieme con la stessa forza e la medesima intensità; simile e dissimile, in molto o in tutto, alle divinità antiche di civiltà perdute, passate o scomparse il cui mistero continua a permanere.

“Inno a Isthar” di Francesca Rita Rombolà è un sogno o una visione, una sublime ierogamia o una crudele parodia amorosa, la nascita di mondi o la fine di mondi sempre in movimento o in bilico tra la vita e la morte, il freddo che uccide, il calore che riscalda e accoglie. O forse non è e non è mai stato niente di tutto questo perchè le metafore come le stelle sfiorano appena l’abisso della percezione, la forza delle passioni, la potenza numinosa dell’atto ma è l’Amore, alla fin fine, che rimane unico e solo. Sempre e in ogni caso. L’Amore che può assumere molte forme e maschere, fisionomie ed espressioni ma che governa, trasfigura, trasforma, sconvolge, travolge e rinnova, passa attraverso la morte e va oltre la morte, impera sullo spazio e sul tempo poichè è quella “fiamma sottile e occulta” che regge l’intero Universo.

 

Inno a Isthar

Canto d’amore e morte

 

Sussurri, oh dolorosi ed eterni sussurri

Il tuo sussurro il mio sussurro, di notte

In cieli dentro il Cielo

In aurore senza confine.

Notte notte, tempestosa notte

Venti venti, tempestosi venti della notte

Amore amore, misterioso amore

Sussulto, sussulto nell’ombra

Che rattrista il mio lamento d’amore

E la voluttà di quel singulto.

Tutto l’amore riunisce,

Tutto l’amore trascina.

Lontano amore, lontano venti,

Nelle notti tempestose di ceneri e di stelle,

Nei tempestosi venti del connubio

Sopra gli altari nuziali

Nel fuoco affievolito fra le pietre.

Lambisci fiamma:

E’ la materia oscura,

L’oscura luminosità dell’attimo sconvolto.

Le stelle tremano

Tremano le stelle,

Quale piacere oscuro fiamma?

Oh quali vertiginosi abissi solitari?

Il Cielo trema:

Un abisso si spalanca o ci sovrasta?

Le fiamme ci avvolgono

Fiamme tempestose,

Tempestosi vortici di venti:

E’ l’iniziazione della morte,

Delle sue azzurre tempeste,

Della sua consuetudine infondata.

Canti strani, più strani dei pensieri del vento

Suoni del profondo, sono dolci le parole

Carezze d’ombra mentre giace la notte,

Bruciando.

 

Dio ha un figlio

Che per amore si distrugge,

E mi distrugge per molto e troppo amore.

Figlio unica radice

Egli lo vuole, il Padre:

Il primogenito fra i morti

Gloria Gloria Gloria!

Al Figlio che il Padre condanna

A non amarmi.

Gloria Gloria Gloria!

Al Padre e al Figlio

Gloria Gloria Gloria! Gloria…

 

Com’erano i tuoi baci?

I tuoi baci amore, i tuoi baci

Come baciava la tua bocca?

Com’era il sudore, il tuo sudore

Di perle luccicanti e affannose,

Il sudore che ti solcava le spalle?

E le irte e fascinose e calde foglie

Del tuo membro rude?

E lui, lui, senza patria

Nè braci consunte, un maschio,

Il maschio che accarezzava,

Lambiva, stringeva le mie carni

Le amava e le lacerava

Con la brutalità e la violenza

Di un amore, dell’Amore sepolto

Ma non morto.

Alleluja Alleluja Alleluja!

In alto, nel più alto dei cieli!

E’ solo questo la sua vittoria?

Questo grido, questo giubilo?

No. Un sospiro fittissimo

Che si può percepire e mai ascoltare:

Nell’Altissimo dove i venti

Schiudono la bocca, dove le tempeste

E la notte ardono di desiderio;

Nudo e vestito, di stelle nude,

Di polvere brumosa, di venti e onde,

Di tempestosi venti.

Ci pareva che i monti danzassero…

Forse i monti danzano,

Danzano quando attraverso i corpi

Corre la lingua della saldatura

E il fuoco della passione è spento

Dalle piogge siderali.

Viene la notte in quell’oblìo

Di rumore e di silenzio:

Quiete e caos,

E oltre e oltre?

Oh lasciami morire, qui,

In mezzo alla ribellione incerta delle fiaccole

Nel tumulto silenzioso del rituale culminante,

E sopra i ceri forse vicino o lontano dalla tua immagine…

Palperò il tuo ventre, mi perderò felice

Nella selva dei tuoi capelli

E con un bacio o con un grido…

Serra la bocca sulla mia

Sigillo della nostra eternità

Busserò ai cancelli e vivrò,

Li batterò e vivrò, li scuoterò e vivrò!

Oh lasciami vivere

Su anima su corpo su dolore

Lasciami amare

Oh su lasciati amare

Lasciati morire nell’ora tarda,

Abbandona la vita nelle mie braccia

Datti all’amore che distrugge.

Distruggi amore, distruggi!

Sgozza l’agnello e dal suo ultimo piacere della vita

trai il lavacro nel sangue.

Gloria Gloria Gloria!

Nel cielo alto, nel più alto dei cieli

Vestibolo sacro della reminescenza,

Dove silenziosità e sensi ci percepiscono

Dove sensuali labbra ci infondono il soffio della vita

E occhi compiaciuti ci osservano interdetti per sempre.

Gloria Gloria Gloria!

L’Altissimo ci purifica nella cenere

E quando usciremo cenere dal fuoco

Saremo ceneri e venti

Stelle e aurore dentro alcove di amanti.

Non abbiamo vincolo che ci unisce

E ci consacra a essere una sola fiamma nella notte,

Ma soltanto amore;

Nè sposi, ma amanti

Del più tragico e travolgente degli amori.

Eppure il tuo collo affonda

In una pozza di lacrime fredde del calore umano

Nè pane quotidiano, nè lotta per il pane,

Nè la dissoluzione della sopravvivenza:

Il singhiozzo veggente

Che era di entrambi.

 

…Ci sembrava che la danza…

Ogni cosa danza

Tutte le cose muoiono per trasformarsi

E si trasformano per morire.

La notte. Notte, tenebrosa notte:

La luce nelle tenebre…

Le tenebre sono luce

Disperazione e speranza

Nate dall’orgoglio della sconfitta.

Ti tormenta un fuoco

Il virgulto che brucia la passione,

Che brucia il sonno,

Che tutto toglie per raggiungere tutto.

Non avevamo nessun corpo

Nella frustrazione della stanchezza

Oh l’anno incalza, l’anno ci travolge

Le sfere della Quintessenza

Per anni hanno solcato

Gli oceani dell’immaginario

I venti, le ceneri, e oltre,

E poi, e dopo? E poi, e oltre…

Notte. Il travaglio protetto dall’ombra

Perchè i destini e le ore cavalcano ombre.

Ombre, ombre, ombre, la traversata

E’ fatta di ombre: la Notte.

Alleluja Alleluja Alleluja!

Il balsamo è sparso,

Il profumo della mirra,

L’incenso delle notti;

Un aereo che passa menziona l’ora

E poi sembra che tutto

Precipiti e rinasca da turbini vorticosi

Da primavere e inverni

Da estati e autunni.

Su pianto porgi le guance

Su rossore imporpora

Su sesso dell’amato penetrami,

Entra nel sangue e nel seno, addentrati

E spòglia uno dopo l’altro i miei petali

Muori con me

E fammi morire alla morte

Fino a che annientati a noi stessi

E al mondo siamo oceano e onde

Spiagge di oceano nella notte

Su frusta, frusta

Invoca il dolore, soffri e colpisci

L’impuro piacere delle sensazioni

Trai così il rauco lamento della morte…

Morte elargisci la tua crudeltà

Che soffoca di sovrabbondanza:

Ciò che vi viene negato:

L’obliata dolcezza della perversione…

Sotto altri cieli amore, sì per danzare

Per gioire, per morire e vivere,

Per vivere e morire.

Sotto un altro cielo noi moriamo

Dopo aver creduto di danzare;

Angeli, pur sempre, tenebrosi,

Inseguiti da spume di naufragio.

Un giorno ripenserò per non morire

A quella notte di tempesta,

Ed egli o lui diranno:

I suoi seni erano acqua e mare

I suoi capelli erano i venti

I suoi fianchi erano i suoni del Notturno,

Ma nella rosa impenetrabile del suo imene

Il piacere moriva per darsi

Ai baratri del dolore, ai precipizi della follia,

All’amore estremo che non si può concepire;

Per domandare e domandarsi:

Chi era?

La donna che fa felice l’uomo

L’oggetto del suo desiderio,

Dei suoi desideri infiniti?

Ho amato. Ho avuto la capacità

Di amare, e di morire…

Chi era?!

Per accorgerti o accorgersi che sta gridando

Contro il vento e contro le onde,

Che sta gridando alla notte

E che nella notte sta solo guardando

Il cielo, il cielo della notte

Il vento della notte

Le onde della notte, oscuri e tenebrosi;

Fino al bruciore provocante della tentazione:

Fiamma e gelo nella notte.

 

La sua pelle, i suoi occhi,

I suoi sospiri, il calore suadente della sua voce,

La sua carezza sull’inguine…

Stai lottando…

Muori e risorgi

Figlio e amante

La tua passione innalza e distrugge

La condizione dell’uomo

Oh i nostri amori muoiono

Sulla croce che regge e dilania

Il tuo corpo…

Oh ecco la tua croce che salva

Gli uomini: la salvezza e la rinuncia

Croce amata, croce dell’Amore

Desolazione e lutti… eccola! Lassù

Un crocevia di stelle

Nel cielo australe della dimenticanza.

Giacciamo per amore degli uomini

Invocando ed ebbri all’estremità

E agli estremi dello Spasimo.

 

(Preghiera e gemito)

 

Imeneo su innalzati

O Imeneo piegati sotto di me

E sopra i miei dolori

O Imeneo accendi il sacro fuoco

Sugli altari spodestati

Accendi l’azzurra fiamma dell’Azzurra Notte

Su o Imeneo ritorna

Da lontano venti e onde

Tumultuose notti dentro tumultuose stelle

Scorgono già il tuo lume

Che crea il seme dell’Azzurro antico e nuovo

Scendi, ritorna, vieni nel seno,

Nel ventre, apri la corolla delo mio sesso turgido

Posati lieve sul sesso dell’amante e

Dispiegalo dentro le viscere calde

Dentro l’ombrosa luce e il silenzio primordiale

Io porterò le stelle del trionfo

Tu precipiterai gli astri per la distruzione.

 

(Gioia del trionfo)

 

L’anno volge il suo ciclo

Un anno di ceneri e notti

Dov’era solo tempesta, solo tempesta,

Gorghi tempestosi, trascinamento inaudito

Come da un sonno si risveglia,

Solo tempesta,

Come dal sonno si rinnova

Da un giorno all’altro

Da una notte all’altra,

Solo tempesta e respiri tempestosi

Languida veste che copre la tomba

Necessaria per il necessario esplicamento

Della resurrezione,

Solo tempesta, tempestoso essere

Tempestoso esistere.

A nulla serve inoltrarsi

A nulla nascondere il mondo

I mondi che nascono, muoiono.

Prono del vento sterile.

 

Verso la tenda al centro dei viventi

Vengo o signore alla tua tenda,

Per noi assetati e mendicanti

Alito nuovamente

E sia nella vita la Vita.

 

Gloria! Gloria! Gloria!

Ai morti che lasciano i propri morti.

 

Alleuja! Alleluja! Alleluja!

O anima che penetri la terra

E raggiungi il cielo alto

L’unione misteriosa con l’Altissimo.

 

Sulla Desolazione e il Lutto

La gioia del mio passo

Riprende la strada.

 

Dalla silloge poetica “Alba, sul ponte sospeso” di Francesca Rita Rombolà

 

Anno di pubblicazione 1994

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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