Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

La Poesia, ponte sospeso su abissi infiniti e su baratri spavantosi

La Poesia, ponte sospeso su abissi infiniti e su baratri spavantosi

In poesia l’immaginario è un ponte. Un ponte che collega due sponde: l’anima e il linguaggio. Senza l’immaginario, profondo e misterioso al pari di una dimensione insondabile, numinoso e colmo di sacralità quanto un atto di magia o un antico rito sacrificale, le due sponde dell’esistere, cioè l’anima e il linguaggio, resterebbero separate per sempre senza possibilità di contatto, di confronto, di conoscenza reciproca, di fusione o anche di rafforzamento e di indebolimento. Il poeta attinge al pozzo dell’immaginario, oscuro, larvale, spesso orrifico ma, allo stesso tempo, luminoso, limpido, ludico e gioioso, che porta in sè come un fardello di una pesantezza dolorosa e greve talvolta insopportabile; vi attinge nei momenti di ispirazione quando il gorgo assordante dei flutti della sua anima tace o è in tempesta mentre egli, solitario ed enigmatico come il neofita che sta per essere iniziato ai misteri dell’Altrove, si accinge ad attraversare il ponte sospeso che sta in alto il quale è periglioso, oscillante e stretto come i ponti sospesi su fiumi infernali nelle vallate andine o himalayane a oltre tremila metri di quota. E’ sempre un rischio per lui attraversare questo ponte fatto di piloni solidi oppure di corde intrecciate piuttosto fragili che contengono tutto l’immaginario dell’universo e i segreti della vita e della morte, un rischio anche mortale perchè l’anima e il linguaggio sono sponde sconosciute e inesplorate le quali possono essere popolate da surreali tribù selvagge e da spettri irreali che colpiscono, devastano e uccidono(se l’anima ha smarrito o non percepisce più il proprio inconscio, se le figure archetipiche sono morte o dormienti, se il linguaggio non è appropriato e i versi risultano farraginosi, banali, privi di significato e di un qualunque messaggio). E spesso la sponda opposta, ossia l’altra sponda, appare lontana e in un certo senso irragiungibile. E, molto più spesso, le due sponde sembrano quasi come lontanamente uguali e contrarie, simili eppure, in un certo qual modo, intercambiabili.I popoli antichi credevano che il ponte avesse un qualcosa di sacrale e di divino e, a tal riguardo, pontefici(ossia costruttori di ponti)venivano chiamati gli artefici della struttura in quanto mediatori tra la divinità e l’uomo, le forze primordiali della natura e la capacità umana di addolcirle e di contenerle. Il pontefice era perciò una sorta di sacerdote e il suo linguaggio, nel compiere e nell’espletare le sue funzioni di rito, non era dissimile da quello del poeta. Egli, infatti, si esprimeva in versi e, in versi, comunicava agli uomini l’ascolto dell’Essere tradotto in poesia. La Poesia, dunque, costruisce ponti. La poesia getta ponti. Ponti sospesi su abissi infiniti e su baratri spaventosi. Ponti che, forse, è preferibile attraversare all’alba quando i primi raggi di un sole nascente annunciano il nuovo giorno e danno al poeta la forza di lottare contro avversità di ogni genere. Allora l’anima e il linguaggio trovano sintesi e unione dei contrari, il giusto equilibrio nell’immaginario costruito, creato, abitato dal poeta e pregno di archetipi, sogni, estasi, tormenti, veglie, emozioni, percezioni epifanica sorgente di ogni poetica,voluttà aspra e dolce del poetare.

 

Radiografia di un Ponte

 

Ora la sera è triste

Mentre la nebbia mi percuote

 

Suona una campana

Gridano i fanciulli verso sera

 

Dal muro accanto passa la voce di un ossuto crepuscolo

Ora il mio spirito soffrirà fino alla morte.

 

Il dolore è un Ponte

Ma non ci sono sponde

 

Le estremità di un Ponte sono senza confine

Ma hanno confini

 

Un Ponte è colpito dalla luce

All’alba o al tramonto

 

Un Ponte serve ad attraversare il luogo

Per giungere o per partire

 

Il mistero è sorretto dalle braccia di un Ponte

Ma quale mistero ha costruito un Ponte?

 

Colui che custodisce la soglia è un Ponte

Ma chi riesce a camminarvi sopra?

 

Anche la gioia è un Ponte

Vi si galoppa su con inaudita velocità

Distruggendone il ricordo

 

Guardare e sentire, sopra e sotto, in alto e in basso

Presuppone l’esistenza di un Ponte

 

Proteso da una sponda ad un’altra, nitido al raggio dell’alba

L’unico e il solo: l’Existere

 

Il dolore patito all’altra sponda si placa

Gioia o bellezza all’altra sponda si conformano

 

L’altra sponda è in realtà la linfa vitale di un Ponte

Ma in fondo non appaiono ponti quando l’altra sponda

All’improvviso dall’oscurità emerge.

 

Poesia tratta dalla silloge “Alba, sul ponte sospeso”, anno 1994, di Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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