Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Il poeta e la rivoluzione

Il poeta e la rivoluzione

Incendio di rivolta. Fuoco di rivoluzione. Vento di cambiamento. Lotta per la libertà. Lotta per le proprie idee. Muta un’epoca. Si trasforma la fisionomia di un’era. E il poeta, a qualunque epoca appartenga e in qualunque era dispieghi il suo operato, è lì: presente, attivo.

Voce che annuncia la tempesta. Voce che si leva per ammonire, per denunciare, per esortare e per incitare. Voce che si leva per la libertà (civile, religiosa, sociale), non solo di ogni uomo ma di ogni essere vivente che fa parte della natura, che vive e muore sulla terra.

Voce che parla. Voce che grida. Voce che urla. Voce che non ha paura di urlare. Nelle rivolte, nelle rivoluzioni, nelle guerre civili e in quelle fra popoli e nazioni diversi il poeta è sempre sulle barricate e in prima linea a fianco di chi sta lottando per la propria libertà, i propri ideali, i propri sogni e le proprie utopie, la propria vita; a fianco di chi sta combattendo e di chi sta morendo. Di chi muore, ad ogni ora del giorno e della notte, nei modi più atroci e più assurdi, più oscuri e più terrificanti, nei luoghi più inverosimili e disperati del mondo. Anzi, è proprio il poeta, con i versi delle sue poesie, a smuovere masse umane dal loro sonno letargico, ad esaltare enormi folle intorpidite dall’ignoranza, dagli stenti, dalle vessazioni e dalle umiliazioni, dai sorprusi. Alcuni esempi storici al riguardo?

Il poeta zoppo Tirteo che, con i suoi versi, risveglia gli animi intorpiditi degli spartani portandoli alla vittoria. Il poeta Vladimir Maiakovskji “anima, cuore e cervello” della Rivoluzione d’Ottobre nella Russia dei primi decenni del ventesimo secolo. Le sue poesie hanno preparato la strada alla grande rivoluzione proletaria, l’hanno costruita e l’hanno percorsa fino alla fine. Il poeta Federico Garcia Lorca che, durante la guerra civile spagnola negli anni trenta del secolo scorso, ha scritto poesie volte al riscatto sociale, al raggiungimento della giustizia, perfette e sicure del proprio compito, per infondere coraggio e forza anche alle pietre e ai fiori selvatici e che, diventando lui stesso combattente, non smise mai di far udire, come un lungo grido di libertà, nemmeno di fronte ai fucili che crivellarono di colpi la sua giovane vita.

Ma ve ne sono altri di esempi al riguardo. Tanti e tanti altri.

Quindi il poeta è stato importante nella storia e per la storia dell’umanità. Oggi non sembrerebbe davvero. Ma è così. E’ stato così. Forse ancora molti, insieme a me, allo scadere dei primi due decenni del ventunesimo secolo, si domandano(o si domanderanno, chissà?)se esiste più la voce del poeta nella società, se urla, se grida, se ammonisce, se scuote, se risveglia, se incita, se fa scoccare la scintilla e incendia gli animi, i cuori, le menti, se prepara la rivolta e la fa scoppiare, se annuncia la rivoluzione e la conduce fino in fondo. E chi può dare una risposta, affermativa o negativa?

L’impegno civile del poeta verso la società, gli emarginati, i deboli, i diseredati, gli ultimi, verso tutti coloro che soffrono e sperano in silenzio e senza che il mondo sappia della loro esistenza(appartenenti a generi, a categorie, a ceti, a classi, o a semplici realtà territoriali e umane, o a niente e a nulla)sembra sia venuto meno. Sembra quasi(un paradosso soltanto?)si sia estinto. E allora che cosa racconta più il poeta? Forse se stesso. Le sue personali angosce, i suoi sentimenti più oscuri e le sue passioni più intime. A che la sua voce? Forse non urla e non grida più. Forse non ha più nemmeno voce. E forse(veramente assurdo, deprimente, inquietante)non sa più quale sia il significato originario, profondo, forte, “rivoluzionario” della parola in sè di cui egli è stato(e dovrebbe essere sempre)il custode, il portatore e il divulgatore.

 

IL COLORE

Il colore che indosso

dietro queste sbarre.

il colore che vesto

mentre urlo ai potenti

per i miei diritti, per i tuoi diritti.

Un colore che illumina

i volti di rabbia e sconfitta

di lotta silenziosa e speranza.

L’arancio, immaginifico e lucente

che brilla nel buio del giorno

a distanza, che viaggia

nell’oscurità della notte

su distanze lontane.

Arancio, il colore del sole che tramonta

perfetto su distese desolate

e su campi di verde incorrtotto.

Arancio, il colore del frutto che pende

copioso ogni anno in inverno dall’albero

dei paesi più poveri e caldi

aspro e dolce per tutti.

L’arancio, il colore delle mie proteste

e delle tue battaglie,

del mio anelito di vita senza fine

del tuo bisogno infinito di libertà e

illusione.

Una scia, una traccia

un simbolo, un ideale o un sogno

eppure un colore soltanto

insieme al grigio soffuso del mondo.

 

 

 

Poesia tratta dalla raccolta “Alberi Spogli” di Francesca Rita Rombolà(anno di pubblicazione 2014).

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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