Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Il poeta e il potere costituito: un rapporto da sempre ambivalente

Il poeta e il potere costituito: un rapporto da sempre ambivalente

Il Potere è sovrano, spesso onnipotente, addirittura apoteosi dell’incredibile. Il tiranno ha potere di vita e di morte su i propri sudditi, il dittatore impone, con la forza bruta o con la coercizione sottile, il proprio potere di decisione sulla vita e sulla morte dei cittadini. Nulla teme il Potere sulla terra. Nulla teme il tiranno. Nulla il dittattore. Ogni cosa gli si piega e può essere piegata al suo volere. Ogni essere vivente, animale o uomo, può essere assoggettato al suo volere. Egli crea, certo, mirabili opere. Costruisce e cambia. Edifica e, allo stesso tempo, annienta.

Eppure vi è “un qualcosa” o “un qualcuno” che sembra, da sempre, collocarsi in una specie di zona grigia, quasi una linea di confine incerta, seminascosta cio nonostante perfettamente tracciata e piuttosto visibile. Questo “qualcosa” o “qualcuno” è il poeta e il suo canto. Da sempre, appunto, il poeta ha un rapporto decisamente ambivalente con il potente di turno sia esso imperatore, monarca, tiranno, dittattore e forse anche presidente di uno stato democratico ossia che assicura a tutti i cittadini le libertà e i diritti fondamentali e inalienabili dell’uomo. Cerchiamo di capire, in breve, come e perchè.

Il potere costituito, sinonimo di onnipotenza per chi lo detiene, non teme davvero nulla ma teme il poeta e il canto che dal suo poetare sgorga, fluisce. Il poeta, a sua volta, è il solo, e spesso in solitudine, a non temere il potere costituito e le diverse e varie manifestazioni delle sue forme perchè sa, cosciamente o incosciamente, che il suo ascolto del misterioso Dire Originario E’, ed è al di là, è oltre, è al di sopra di tutto quel che esiste sulla terra, e in esso la vita e la morte non si escludono, anzi, si ritrovano dandosi la mano sopra la corda oscillante che ha sotto di sè l’abisso.

Nel sentire, nel recepire, nel percepire ciò il poeta non può avere paura del potere, delle sue minacce, della sua violenza, delle sue abili astuzie, dell’ordine di esecuzione(di morte, di tortura, di esilio ecc. ecc.)che esso dispensa con facilità, con noncuranza, con ferocia; quindi non teme affatto di criticarlo, di osteggiarlo e di combatterlo. Questo il Poter lo sa, lo ha sempre saputo e lo saprà sempre perciò ha cercato, cerca e cercherà sempre in tutti i modi di far tacere il canto del poeta che scaturisce libero e puro dalla sua sorgente primordiale eterna in quanto non si colloca nè nello spazio nè nel tempo.

Allora il Potere ha paura del poeta, il poeta non ha paura del potere; sembrerebbe un enunciato semplice e banale. Ma da sempre il poeta ha anche messo il proprio canto al servizio del potere costituito: del tiranno, del dittatore, del presidente di uno stato democratico per esaltarlo, per lodarlo, per immortalarlo conservandone e trasmettendone la memoria delle gesta e delle opere compiute per i posteri nei secoli e nei millenni che verranno, per motivi palesi o nascosti, incomprensibili o comprensibilissimi. Dunque l’ambivalenza è reale, e talvolta appare chiara e ben marcata mentre talaltra complessa e ambigua.

Chissà se è un tantino azzardato concludere dicendo che il Potere ha paura e ha bisogno del poeta e che il poeta non teme, non ha bisogno e decide a proprio piacimento nei riguardi del potere? Forse no. Ma ci sarebbe tanto… davvero tanto da riflettere e da meditare, ma proprio tanto per rifletterci e per meditarci su.

 

Da un ascolto inaudito

La mia parola proviene

da un ascolto inaudito

e canto

e nulla puoi contro di me

quando mostro al mondo

e alla Storia

la tua crudeltà

la tua repressione della libertà

la tua ipocrisia

il tuo infierire contro

la dignità umana e la vita.

 

Eppure posso cantare

anche le tue imprese grandiose

e le tue mirabili gesta folli

come la tua apoteosi

e il tuo declino. La tua fine.

 

Sono un poeta,

e tu lo sai

per questo temi

solamente il mio canto

e desideri soltanto

il mio esaltarti.

 

Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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