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Francesca Rita Rombolà

Il Romanticismo inglese e il titanismo prometeico

Il Romanticismo inglese e il titanismo prometeico

Il romanticismo inglese, con il suo conflitto fra ragione e immaginazione, può essere considerato una reazione all’approccio razionalistico di Bacone, di Locke e di Newton. Per il poeta visionario William Blake l’immaginazione è necessaria per comprendere la natura anche nelle qualità primarie come peso, estensione che furono usate per analizzarla nella tipica logica deduttiva classica. L’immaginazione è stata anche un mezzo per reagire alla Rivoluzione Industriale che aveva iniziato a mostrare le sue molteplici contraddizioni. Nel mondo capitalista l’uomo inizia a sentirsi solo, senza un intermediario o un punto di riferimento solido; è quasi uno straniero fra stranieri con un senso di smarrimento e di abbandono angoscianti.

L’enfasi sull’immaginazione è stata un’altra forma di reazione al pensiero illuminista che ammetteva solamente l’immaginazione unita al giudizio fondato sullo studio e l’imitazione degli scrittori classici come Omero e Virgilio, e attraverso un criterio di selezione e ordine. L’importanza data dal Romanticismo in generale all’immaginazione porta anche a cercare gli aspetti più profondi dell’esperienza umana nel linguaggio del Mito. Essendo comune a tutte le culture, il Mito si adeguò alla loro sensibilità poetica e rispose alla loro idea sull’universalità.Il mito di Prometeo, in particolare, è stato di grande interesse per il Romanticismo perchè esprimeva l’ideale di libertà, giustizia, immaginazione proprio dei poeti romantici. Secondo la concezione poetica romantica era necessario contrastare lo stato delle cose e ribellarsi contro ogni forma di ingiustizia e mediocrità della vita.

Il concetto di Sublime che è stato fondamentale nel pensiero romantico era contenuto pienamente nell’atto titanico di ribellione di Prometeo verso il Divino; un atto generoso completamente in favore del progresso umano. Sublime era ogni cosa che produceva “l’emozione più forte che una mente fosse capace di sentire”. Lord Byron pubblicò un poema nel 1816 quando il mito di Prometeo era già divenuto popolare fra i poeti romantici europei. In esso si afferma che la vera conquista umana, dopo il titanico sacrificio di Prometeo, è la consapevolezza di essere capace di lottare contro il suo proprio destino. L’opera più significativa al riguardo è stata il “Prometheus Unbound” di Shelley. Nella sua prefazione il poeta sottolinea il suo interesse per il titano, ma afferma anche la sua volontà di creare un’opera originale, diversa dalla tragedia di Eschilo. Il titano ribelle di Shelley sembra possedere qualche sprazzo di panteismo religioso al quale il poeta arriva facendo propri l’idealismo platonico e l’idea mistica di una società governata da uomini mortali. Egli cambiò l’egoismo anarchico di Godwin in una sorta di fratellanza universale, atteggiamento tipico dell’eroe romantico che non accetta compromessi con la realtà!. Ma forse il mito più popolare dell’eroe moderno è rappresentato da Frankenstein, lo scienziato che si sforza di giungere ad alti livelli di conoscenza (ciò lo rende infatti simile a Prometeo) nel suo progetto di riprodurre l’umanità. Egli crea, invece, una creatura deforme: il risultato di un esperimento scientifico. La creazione di Frankenstein è un mostro, l’illustrazione di un’aberrazione.

“Quando posai la testa sul cuscino non presi sonno, ma non si poteva neppure dire che stessi pensando. L’immaginazione mi pervadeva non richiesta e mi guidava dando alle immagini, che si susseguivano nella mente, una nitidezza che andava ben oltre alle solite visioni della reverie. Vedevo – a occhi chiusi, ma con una percezione mentale acuta – il pallido studioso di arti profane inginocchiato accanto alla “cosa” che aveva messo insieme. Vedevo l’orrenda sagoma di un uomo sdraitato e poi, all’entrata in funzione di qualche potente macchinario, lo vedevo mostrare segni di vita e muoversi di un movimento impacciato, quasi vitale. Una cosa terrificante, perchè terrificante sarebbe stato il risultato di qualsiasi tentativo umano di imitare lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo.”

Parole rivelatrici di Mary Shelley, l’autrice di “Frankenstein”, la quale, in un secondo momento, metterà in guardia contro il pericolo di un uso della tecnologia che disumanizza, contro le conseguenze deteriori della scienza moderna e contro la supremazia dell’uomo che, facendo un mostro della sua propria immagine, si dimostra incapace di esserne responsabile.

L’anbiguità di Prometeo sta nella possibilità di vederlo come qualcuno che ha aiutato l’uomo nella possibilità di giungere alla conoscenza ma, allo stesso tempo, anche come un usurpatore, come qualcuno che ha superato i suoi limiti. L’atto genersoso di Prometeo è anche l’inizio di un progresso esponenziale che conduce sempre a maggiori scoperte le quali implicano molti interrogativi morali ed etici.

 

Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa(romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989)fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà collabora oggi con L’Agenzia THOTH(www.thoth.it)che si occupa di eventi, pubblicità, comunicazione e scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI.

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