Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Un canto antico di secoli

Un canto antico di secoli

Il Laos, terra lontana ed esotica, terra di templi dedicati al Buddha, all’Illuminato, di grotte, di foreste pluviali e di fiumi forse non del tutto conosciuta (di certo per molti versi ancora da esplorare) all’uomo dell’Occidente opulento, scaltro, desacralizzato. Il Laos, un paese piccolo situato nel sud-est asiatico, un paese che nel recente passato è stato molto tormentato dalla guerra (vedi l’intervento militare americano in Vietnam negli anni sessanta del secolo scorso), ma con una storia millenaria ricca di civiltà, di cultura, di arte.

Ancora oggi forse, camminando per le vie del Laos, si percepisce, nonostante la globalizzazione forzata di questa parte considerevole del pianeta, una forma di spiritualità latente ben radicata e piuttosto tenace.

Luci e ombre si alternano sul cammino del pellegrino o del semplice viandante quando si ferma a dare uno sguardo a tutto ciò che lo circonda. Gli alberi a pelo d’acqua circondano le rive dei fiumi, e i tramonti lunghi e rosseggianti sembrano ammantare di corallo le cime di rupi primordiali che il tempo ha forse dimenticato di coinvolgere nella sua corsa in avanti.

Voci e suoni. Voci di persone e di animali. Suoni imprecisati che la natura trasforma, ingigantisce o rimpicciolisce restituendoli all’orecchio spezzati o interi e come provenienti da dimensioni altre molto più vaste di quella angusta in cui vive l’uomo.

Ancora misteriosa e modulata al ritmo dell’Universo risuona, nelle ore prescritte del giorno e della sera, la sacra sillaba Om dal tempio più vicino, che satura l’aria della sua profondità mischiata ai profumi dei fiori e dei frutti e agli odori vari portati da un vento leggero che sa appena di brezza.

… E giunge anche questo canto di un poeta anonimo laotiano: un canto colmo di speranza, un inno di lode sì al dio infinito ed eccelso che annulla qualunque raffigurazione l’uomo voglia fare di Lui. E’ un canto antico di secoli sgorgato spontaneamente dall’uomo, dalla sua ispirazione più libera fuori da ogni influsso diretto del Cristianesimo, del Buddismo, dell’Islamismo, dell’Induismo o di qualsivoglia religione rivelata e ufficialmente professata.

Sia lode a Te

Dio nel cielo,

Unico Dio,

a Te tutte le cose devono

la loro vita.

Saggio e forte senza pari,

sia lode a Te,

O Dio, ora e sempre.

Lo splendore del sole mattutino

scaccia l’oscurità;

leggera spande la luna argentea

la sua luce:

L’invisibile Dio le sue opere rivela.

Dio Grande e Infinito,

che Tu sia lodato

nei nostri cuori.

Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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