Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Una rosa soltanto… e che sia rossa

Una rosa soltanto... e che sia rossa

L’antico mito greco, creato dalla meravigliosa plastica immaginazione dei poeti, narra che Adone era un giovane dalla bellezza straordinaria quanto addirittura incredibile. Di lui si innamorò, perdutamente e completamente, Afrodite, dea dell’amore.

Quando Adone venne ferito mortalmente da un cinghiale, nelle variegate e rigogliose terre della Siria, Afrodite accorse disperata presso di lui morente per stringerlo ancora fra le sue braccia, per baciare ancora le sue labbra e suggere l’ ultimo anelito della di lui vita. Per la fretta e l’ansia, per il dolore e il tormento la dea camminò a piedi nudi, e i suoi talloni delicati e sensuali calpestarono le spine di un fiore candido dai petali sottili e dal profumo intenso e inebriante. Da quel momento in poi i petali di tale fiore si tinsero di rosso per il sangue sgorgato dai talloni della dea… si tinsero di rosso purpureo e scuro e diventarono soffici e morbidi quasi impalpabili come il velluto. Era nata la rosa rossa!

Simbolo, nei secoli e nei millenni, della passione e del libero amore, del legame più bello, più elevato e divino che unisce due cuori, due anime, due corpi. La rosa rossa di Siria, di porpora e velluto, di sangue e gemito, di voluttà e di sogno, rimase per molto e molto tempo sconosciuta in Occidente. Furono i crociati, dall’ XI secolo in poi, a portare la sua pianta in Europa. Da allora si diffuse un pò dapertutto, ma l’originaria radice della terra siriana rimase unica e insuperata per sempre.

Da anni ormai la Siria, paese di struggenti bellezze naturali, di maestose rovine delle civiltà che sul suo suolo si succedettero, scrigno prezioso che custodisce miti, leggende, narrazioni, è dilaniata dalla guerra e dalla distruzione che essa comporta, è lacerata da conflitti ideologici, religiosi, sociali, etnici, culturali e di ogni altro genere. E’ una terra martoriata dove forse la rosa rossa non trova più la forza di crescere e di fiorire… ma che pur tuttavia fa capolino ancora, splendida, pudica, sicura e forte come l’amore vero, di tra le macerie disseminate di odio e di morte.

 

Preghiera di una dea

Una rosa per me che vago

per i labirintici quartieri

di un martirio endemico.

Una rosa per me che erro

su vette acerbe

di condor abitudinari.

Una rosa per me che corro

precipitosa sui deserti

acuminati della Siria

e semino il sangue

dei miei fragili talloni.

Una rosa sola: che cos’è una rosa sola

cosa vi costa, una rosa soltanto

quando in migliaia le rose sbocciate

e in milioni i suoi petali chiusi

sono dilaniati da uomini e tempi?

Una rosa sola per me sola,

una rosa soltanto… e che sia rossa.

 

Poesia tratta dalla silloge poetica “Alba, sul ponte sospeso” (anno 1994) di Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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