Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

Il primo giorno di una grandiosa e terribile primavera

Non credo che ci sia una definizione precisa e sistematica, ancora ad oggi, del termine Romanticismo e del significato del Romanticismo quale realtà storico-sociale-letteraria. La definizione più probabile e forse più accettata e verosimile può essere questa, cioè presentare il Romanticismo o movimento romantico come un movimento culturale che ha le sue origini nell’opera di rinnovamento interiore e di liberazione civile iniziata nel secolo precedente con la Rivoluzione francese e che si diffuse in Europa nell’Ottocento, caratterizzandone tutti gli aspetti della vita e dell’arte. Certo si tratta di un qualcosa di molto vasto, complesso e anche un pò contraddittorio, tuttavia non è mai del tutto vano tentare di esplorare e di capire un poco di più.

Le prime manifestazioni del Romanticismo vero e proprio si ebbero in Germania alla fine del Settecento, soprattutto con l’esaltazione della libertà nel senso più profondo e più ampio del termine e con la ribellione contro ogni sorta di vincolo o di soggezione materiale e spirituale. E’ in Germania che prende vita il famoso “Sturm und Drang – esaltazione ed impeto –  elan vital collettiva con slanci ideali verso un assoluto quasi impossibile e, per certi aspetti, al di là dell’umano. Affinità di esigenze intellettuali, di sensibilità e di condizioni civili e politiche lo estesero agli altri paesi europei facendo, dell’età del Romanticismo, l’età dei vari risorgimenti nazionali, delle lotte per la libertà dei popoli e per l’affrancamento dell’uomo da quanto lo schiaccia e lo umilia.

L’uomo vive e lotta per gli ideali: la sua, possiamo dire, è una intensa tenzione eroica, costante e tenace, che non conosce nè ostacoli e nè difficoltà. La vita si manifesta, per l’artista romantico in genere, in modo del tutto speciale e nuovo per il poeta, quale continuum di negazione e rifiuto, di idealità intrisa di pessimismo e, ciò malgrado, il Romanticismo ha, allo stesso tempo, un senso attivo ed eroico dell’esistenza. Il vivere ogni giorno è lotta e sacrificio di chi, sconfitto ma non vinto, ne testimonia quotidianamente la superiore validità. Pessimismo nei confronti della realtà, impeto eroico e vigoroso, bisogno di azione e fremito di ideali, amore di libertà e indipendenza, senso di anarchia, rivolta interiore, dedizione senza riserve a ciò che da vita al sentimento e riempie il cuore e l’anima sono tutti aspetti che caratterizzano l’età romantica.

Ma, anche al di là di questo, possiamo dire che sullo sfondo di tutti i motivi poetici del Romanticismo si trova sempre la Natura nella quale e per mezzo della quale il poeta riflette i proprii sentimenti e ritrova se stesso, sia nel tormento delle passioni e del dramma interiore, sia nell’anelito alla serenità e alla pace, che solo nella morte troveranno pieno ed eterno appagamento. La contemplazione della Natura da parte del poeta romantico, soprattutto nel silenzio e nella notte, fa sentire alla sua profonda umanità il limite angusto e mortificante della realtà e lo invita, col suo fascino misterioso, a lasciarsi immergere e sprofondare in ciò che non ha una dimensione definibile, cioè, l’Infinito.

Poeta romantico e Natura sono, in un certo senso, i due aspetti o poli di una stessa realtà spirituale e perciò egli(il poeta)nella Natura si rispecchia e si effonde confidandole dolori e ansie e ricevendone, in cambio, comprensione e conforto in un colloquiare muto e struggente. Il dramma del poeta, metafora sublime dell’uomo, nel suo tendere inappagato alla libertà suprema trova eco e si immedesima nella Natura sconvolta e tormentata, mentre un notturno dolce e quieto appaga le inquietudini e la contemplazione di una tempesta marina suggerisce il senso dell’umana caducità, del tempo che fugge e mai si ferma, dell’incommensurabile oltre ogni essere e divenire. Il tendere verso la pace notturna e la morte sono il limite sospirato del dolore che la specie umana avverte in sè e nelle cose tutte. La realtà romantica dell’esistenza trova allora nella trasfigurazione poetica, non del mondo soltanto ma dell’intero Universo, la sua più toccante ed elevata rappresentazione.

Nascono così i miti romantici che sono: il dolore, la morte, la libertà, la gloria, la giovinezza o primavera della vita e dell’ispirazione poetica, l’amore, l’esaltazione della funzione civile e, su tuto, il valore assoluto ed eterno della Poesia. Nasce così, per sempre, il mito del poeta romantico. Poeti romantici quali Shelley, Keats, Novalis, Tieck, Byron, Shiller ne sono diventati l’incarnazione inconfutabilmente reale e veritiera. Morti tutti in giovanissima età, il fiore dal gambo spezzato dei loro anni migliori si è trasformato in un fuoco che brucia, ancor oggi, l’anima di chi li legge, li medita, li ama e arde perenne sopra l’altare del loro sacrificio gradito agli dei remoti e oscuri che stanno al di là del tempo, dello spazio, della vita e della morte. Primavera e Poesia mai come nell’età romantica hanno trovato la simbiosi ideale e l’unione perfetta che completano e trasfigurano l’essere tutto. C’è da dire che il Romanicismo fu essenzialmente un coinvolgimento-sconvolgimento di anime e intenti principalmente nordico, nel senso che i paesi del nord Europa seppero valorizzarlo, viverlo, incarnarlo in modo completo.

Paesaggi naturali cupi e misteriosi, realtà lontane e fascinose, inverni tenebrosi culminanti in primavere tenui e delicate fanno da sfondo ad una psiche travagliata che sa vivere e morire in modo straordinario rinunciando perfino alle corse sotto il sole di mondi caldi e dai colori forti e rigogliosi. Dark, diremmo oggi, è il poeta romantico; dark la Natura che lo circonda fatta, in primis, di boschi, di foreste, di voci e suoni da un atrove mitico, di elfi e di folletti, di spade e di creature fantastiche, di brume e di sfondi suggestivi. Stagione effimera la vita del poeta romantico, primavera senza fine il manifestarsi doloroso e, insieme, gioioso della Poesia. Sì, breve la vita del poeta come il battito d’ali di una farfalla, intensa, esaltante, profonda ed elevata oltre l’umano perchè dell’umano ne ha superato la soglia ed è divenuto un essere divino egli stesso. Il primo giorno di una grandiosa e terribile primavera al termine di un inverno la cui gelida stretta ha plasmato le coscienze, colpito duramente i corpi e le anime, ma ha purtuttavia esternato la potenza della Poesia mostrandola e donandola nella sua interezza e pienezza al mondo e ai posteri.

 

Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.