Kelvin 273

Francesca Rita Rombolà

E la Poesia percepisce, vede, sente, ascolta

E la Poesia percepisce, vede, sente, ascolta

Nei primi decenni del ventunesimo secolo l’uomo attraversa il pianeta per terra e per mare come mai aveva fatto prima. Forse il suo andare, o meglio, il suo migrare attuale è un pò paragonabile alle grandi migrazioni dell’era glaciale e della post era glaciale, comunque un periodo preistorico che risale ad almeno migliaia di anni fa. L’uomo si sposta dal suo proprio luogo di origine, cammina, vaga. Cammina e vaga. Per terra e per mare. Ma si sposta, dal suo proprio luogo di origine, cammina e vaga soprattutto perchè spinto dalla guerra, dalla fame, dall’indigenza, dalla miseria, dalla carestia, dalla siccità, dalla situazione politica disastrosa e da molte altre condizioni estreme che dilagano nel suo paese e attenagliano il suo popolo, la sua gente.

Grandi masse umane composte da uomini, donne, ragazzi, bambini camminano e camminano, attraversano deserti, montagne, colline, frontiere fra stati, guadano fiumi e laghi, attraversano mari a bordo di imbarcazioni fragili e prossime al naufragio sicuro se le condizioni del mare mutano all’improvviso. Sono disperati e, allo stesso tempo, pieni di speranza. Hanno una meta: l’Occidente e il Nord del mondo, ricchi, opulenti, decadenti e indifferenti, vicini all’oblìo di una memoria collettiva dalle radici spezzate ed erose, spesso ostili nell’accogliere, comprendere, aiutare, integrare.

Tutto ciò viene chiamato “il fenomeno dei migranti”. E il nome “migranti” si insinua dapertutto, nel bene come nel male, nella vita come nella morte perchè migliaia di persone hanno trovato e trovano la morte lungo il cammino, e non giungono. Non giungono più.

… E la Poesia percepisce, vede, sente, ascolta. In silenzio, con dignità, con dolore come ciascun uomo, donna, bambino che cammina e cammina, anche stremato e allo stremo, e non si ferma se non quando sopraggiunge la morte.

… E la Poesia percepisce, vede, sente, ascolta. La disperazione e la speranza, la sofferenza del corpo e quella dell’anima, lo shock interiore, l’umiliazione del sè e dell’io, la dignità umana ferita, l’autostima perduta, la fiducia nell’altro tradita, il male gratuito inflitto, il dramma vissuto da ognuno, singolarmente, dalle migliaia, collettivamente.

… E la Poesia ascolta su tutto e innanzitutto e soprattutto e recepisce, trasforma, trasfigura quasi fosse ella stessa umiliata, ferita, tradita, colpita, disperata e insieme ancora colma di speranza.

In silenzio. Ai margini degli schiamazzi e del fragore inutili del mondo. In silenzio. E sempre al fianco di colui o colei che cammina e cammina per mare e per terra.

 

In silenzio

Al tuo fianco

mentre cammini e cammini

mentre le quiete onde del mare

si agitano e si agitano.

Un’ombra forse

una presenza misteriosa, chissà?

In silenzio, perchè il suo grido

scuote soltanto le profondità dell’Essere

là dove è arduo percepire e sostare.

 

Ma sa guardare come nessuno

nei tuoi occhi e nei suoi

per scrutare profondamente

ciò che senti e che sente

ciò che vive e che vivi

per ascoltare. Per ascoltare.

In silenzio. E donare al mondo presente

e al mondo futuro

l’essenza e la verità.

 

Francesca Rita Rombolà

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Francesca Rita Rombolà

Francesca Rita Rombolà è una poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diversi libri di poesia e di narrativa (romanzi, raccolte di racconti, raccolte di poesie). Ha ricevuto menzioni e riconoscimenti vari da critici letterari e giornalisti(primo fra tutti Indro Montanelli nel lontano 1989) fra i quali Mauro Baroni, Paolo Ruffilli, Ettore Fini, Giorgio Barberi Squarotti. Ha frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e ha collaborato con la rivista francese di teatro “CASSANDRE HORSCHAMP” diretta da Marc Tamet autore di teatro contemporaneo a Parigi. Francesca Rita Rombolà scrive sul blog WWW.POESIAELETTERATURA.IT – Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti… Ha scritto anche diversi articoli per il blog CAMBIAVERSO – L’informazione controcorrente. Sue poesie e suoi articoli di musica e letteratura appaiono anche, periodicamente, sul blog DELIRI PROGRESSIVI. Scrive sul giornale on line PrimaPaginaOnLine.org.

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